Parte 4: La Trappola nei Vicoli
Uscita dallo studio legale, la sensazione di essere osservata si fece opprimente. I vicoli di Perugia sembravano improvvisamente più stretti, le ombre più cupe. Camminavo a passo svelto, stringendo la tasca del cappotto dove custodivo gelosamente il telefono di mio padre. All'improvviso, sentii dei passi pesanti e cadenzati risuonare dietro di me, riflettendosi contro le pareti di pietra antica.
Affrettai il passo, svoltando in un vicolo cieco prima di rendermene conto. Feci per tornare indietro, ma una figura massiccia bloccò l'unica via di fuga. Era uno degli sgherri che spesso frequentavano la nostra casa, un uomo dai modi spicci che lavorava per conto di Tommaso. Mi bloccò la strada con un ghigno minaccioso, chiedendomi con tono alterato di consegnargli immediatamente la scatola e l'apparecchio elettronico.
Il panico cercò di sopraffarmi, ma ricordai lo sguardo fiero di mio padre nel video. Non potevo cedere. Raccolsi tutto il coraggio che avevo in corpo e finsi di cedere, allungando la mano come per porgergli il telefono. Nel momento esatto in cui l'uomo fece un passo avanti per afferrarlo, gli scagliai contro la pesante borsa di pelle dritta nello stomaco, facendolo barcollare all'indietro.
Sfruttando quell'attimo di smarrimento, sgusciai via di lato, correndo a perdifiato lungo una scalinata ripida che conosceva solo chi era cresciuto in quella città. Sentivo le urla dell'uomo risuonare alle mie spalle, ma non mi voltai neppure un istante. Corsi finché il fiat mi bruciava nei polmoni, sbucando infine in una piazza affollata dove la folla mi protesse, mescolandomi tra i turisti e i residenti ignari di tutto.






