parte9: La Resa dei Conti
Il trasferimento di Lorenzo e Giulia nel carcere di massima sicurezza di Modena avvenne nella tarda serata dello stesso giorno, tra imponenti misure di sicurezza e giornalisti assiepati fuori dai cancelli della struttura. Io avevo assistito alle immagini in televisione, seduto nella sala d'aspetto della clinica insieme a mia madre, che guardava lo schermo con un'espressione finalmente svuotata da ogni residuo di terrore.
L'indomani mattina, l'ispettore Vanni venne a trovarmi in ospedale per un breve colloquio di chiusura delle indagini preliminari. — Abbiamo sequestrato tutto il denaro rimasto sui conti esteri intestati a società fittizie di tuo fratello — mi disse Vanni, posando una cartellina marrone sul tavolino accanto al letto di Beatrice. — Grazie agli assegni in bianco trovati nella cassaforte e alle confessioni parziali rilasciate da Giulia durante l'interrogatorio, il quadro accusatorio è blindato.
Lorenzo rischia l'ergastolo non solo per i maltrattamenti e la truffa, ma soprattutto per l'omicidio premeditato di vostro padre. Non ci saranno sconti di pena. Beatrice annuì lentamente, posando una mano fragile sul braccio dell'ispettore in segno di profonda gratitudine. — Grazie, dottore — mormorò lei con voce limpida. — Ci avete ridato la dignità che ci era stata tolta.
E soprattutto, avete restituito pace a un uomo che non poteva più difendersi. Vanni sorrise gentilmente, salutandoci con un cenno del capo prima di lasciare la stanza. Rimasi solo con mia madre, mentre fuori la pioggia estiva lavava via definitivamente l'afa e il calore opprimente di quei giorni d'inferno. Sapevo che la strada per la guarigione emotiva sarebbe stata lunga, che i segni dei lividi sulle braccia di mia madre avrebbero impiegato tempo a svanire del tutto, e che il ricordo di quel cappotto di lana indossato a luglio sarebbe rimasto come una cicatrice indelebile nella nostra memoria familiare. Ma ora eravamo liberi. E la verità, per quanto dolorosa, aveva finalmente trionfato.






