parte5: Il Segreto Tra le Ceneri
Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza della villa durarono quasi diciotto ore. Solo nel tardo pomeriggio del giorno successivo fu concesso agli investigatori della Scientifica di accedere ai locali seminterrati, miracolosamente risparmiati dalla furia devastante delle fiamme che avevano distrutto il piano superiore e la mansarda. Io fui autorizzato a entrare insieme a un ispettore di polizia, un uomo alto e taciturno di nome Vanni, il cui sguardo tagliente sembrava capace di leggere attraverso le pareti.
L'interno della casa era uno scenario spettrale: i pavimenti in marmo erano ricoperti da una spessa coltre di cenere grigia e acqua mista a fango, i mobili coperti di fuliggine nera, e l'odore acre della combustione rendeva l'aria quasi irrespirabile persino attraverso le mascherine protettive. L'ispettore Vanni si diresse a passo deciso verso lo studio privato, proprio dove si trovava la cassaforte che il giorno prima avevamo trovato piena di assegni.
La cassaforte era ancora lì, incassata nella parete di cemento armato, protetta dallo spessore della pietra. Tuttavia, a causa del calore estremo sprigionato dall'incendio al piano superiore, il meccanismo elettronico di blocco si era fuso, impedendo l'apertura con la normale combinazione. — Ci vorrà un tagliacarte al plasma o l'intervento di un fabbro specializzato — mormorò Vanni, esaminando la tastiera annerita. — Ma guardi lì sotto.
Seguii il suo dito puntato verso il pavimento, proprio alla base della parete divisoria. Spuntava un angolo di carta plastificata, parzialmente bruciacchiata sui bordi ma ancora leggibile. Mi chinai con cautela, sollevandolo tra i guanti in lattice che l'ispettore mi aveva fornito. Era una vecchia chiavetta USB protetta da cifratura, inserita all'interno di una custodia rigida sulla quale qualcuno aveva scritto a mano, con un pennarello nero, una data precisa risalente a tre anni prima: Il giorno in cui nostro padre ha firmato il testamento. Il cuore mi saltò in petto.
Mio padre era morto improvvisamente a causa di un infarto fulminante, o almeno così ci era sempre stato detto. Fino a quel momento, nessuno aveva mai messo in dubbio le cause naturali della sua morte, avvenuta proprio in quella stessa stanza, mentre firmava le ultime disposizioni testamentarie insieme a Lorenzo, che all'epoca era l'unico amministratore dei suoi beni. — Ispettore — dissi con un fil di voce, porgendogli la custodia protetta. — Questo potrebbe cambiare completamente la direzione delle indagini.
Non si tratta solo di maltrattamenti e truffa finanziaria. Qui c'è puzza di qualcosa di molto più grave. Vanni prese la chiavetta, la infilò in una busta di plastica sigillata e mi guardò con espressione grave. — Se quello che sospetti è vero, tuo fratello non è solo un truffatore. È un assassino. E la sua fuga improvvisa assume una dimensione completamente diversa.






