Il Cappotto di Luglio
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Il Cappotto di Luglio

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parte13: La Sentenza della Corte

Il processo si concluse nel giro di pochi mesi, accelerato dalla mole schiacciante delle prove e dalla totale impossibilità per la difesa di smontare il castello accusatorio costruito dalla procura e supportato dalle nostre testimonianze. Era una mattina di maggio inoltrato quando la Corte d'Assise di Modena si riunì per pronunciare la sentenza definitiva.

L'aula era gremita di giornalisti, operatori televisivi e semplici cittadini incuriositi da una vicenda che aveva scosso l'intera comunità emiliana. Io ero seduto al banco delle parti civili, accanto all'avvocato e alla dottoressa Moretti, mentre mia madre aveva scelto di attendere il verdetto nella tranquillità del suo nuovo appartamento, circondata dall'affetto di alcune amiche ritrovate.

Il Presidente della Corte, con voce ferma e solenne, lesse il dispositivo della sentenza che risuonò nitido in ogni angolo della stanza: — In nome del popolo italiano, la Corte d'Assise di Modena dichiara Lorenzo Rossi colpevole di tutti i reati a lui ascritti, inclusi l'omicidio premeditato del padre e l'estorsione aggravata ai danni della madre, e lo condanna alla pena dell'ergastolo, con isolamento diurno per i primi sei mesi.

Dichiara altresì Giulia Bianchi complice concorrente nei reati di circonvenzione d'incapace, estorsione e distruzione di beni altrui, condannandola alla pena definitiva di quattordici anni di reclusione. Un mormorio sordo, un brusio di commenti e flash di macchine fotografiche esplose immediatamente nell'aula, mentre i carabinieri ammanettavano nuovamente Lorenzo, il cui volto era ormai la maschera impassibile della totale disperazione.

Giulia scoppiò in un pianto isterico, nascosta tra le braccia del suo difensore d'ufficio, mentre le porte del tribunale si spalancavano per lasciar passare la luce del sole. Mi alzai lentamente in piedi, sentendo che un peso immenso si era finalmente staccato dalle mie spalle. Non provavo gioia, né sete di vendetta; solo un profondo, liberatorio senso di giustizia compiuta. L'incubo iniziato quella sera afosa di luglio, davanti a un piatto di tortellini e a un cappotto di lana bouclé indossato per nascondere i segni della violenza, era giunto al suo epilogo definitivo.