Episodio 6: Lo Scontro nel Labirinto di Lamiere
L'aria all'interno del garage si era fatta irrespirabile, carica di tensione e del fetore acre della polvere sollevata dal movimento improvviso. Marco avanzò di un passo, facendo roteare oziosamente tra le dita un pesante mazzo di chiavi legate a un anello di ferro massiccio. I due scagnozzi alle sue spalle avanzarono a loro volta, bloccando ogni via d'uscita e stringendo il cerchio attorno a Lorenzo e a una Beatrice ancora tremante e debilitata.
"Pensavi davvero che fosse così facile entrare e uscire da qui, signorino?" sghignazzò Marco, con un tono di voce che grondava un disprezzo viscerale. "Questa zona è nostra. Le forze dell'ordine guardano altrove, e chiunque provi a fare l'eroe finisce dimenticato sotto qualche metro di cemento fresco nelle campagne di Foggia." Lorenzo sentiva l'adrenalina pompare furiosamente nelle vene, cancellando ogni traccia di paura per lasciare spazio a una rabbia cieca e protettiva.
Si voltò impercettibilmente verso Beatrice, stringendole la mano per infonderle coraggio, mentre cercava con lo sguardo un oggetto contundente, un qualsiasi appiglio per ribaltare quella situazione disperata. Su uno scaffale alla sua destra spuntava una pesante chiave inglese dimenticata da qualche meccanico. "Non vincerete voi," ringhiò Lorenzo, facendo un passo in avanti per fare scudo a sua moglie.
"Vedremo quanto sei coraggioso senza quel tuo bel faccino intatto," rispose Marco, facendo cenno ai due energumeni di caricare. Il primo scagnozzo partì in quarta, lanciandosi contro Lorenzo con una spranga di ferro levata in alto, pronta a colpire. Con un tempismo dettato dalla disperazione, Lorenzo schivò il fendente per un soffio: il ferro impattò fragorosamente contro gli scaffali metallici, facendo volare scatoloni e attrezzi in un tripudio di ferraglia.
Sfruttando lo sbilanciamento dell'avversario, Lorenzo scattò in avanti, afferrando la chiave inglese dallo scaffale e colpendolo con tutta la forza che aveva in corpo all'altezza della spalla. L'uomo urlò di dolore, accasciandosi pesantemente a terra. Ma il secondo aggressore non perse tempo: con una mossa fulminea afferrò Lorenzo per il bavero della giacca, scaraventandolo violentemente contro la parete di cemento armato.
Un dolore acuto attraversò la schiena di Lorenzo, togliendogli il fiato per un istante interminabile. "Lorenzo!" urlò Beatrice con quanto fiato aveva in gola, cercando di trascinarsi lontano dalla mischia nonostante le gambe deboli. Mentre il secondo scagnozzo alzava la spriga per sferrare il colpo di grazia, un boato improvviso squarciò il silenzio del cortile esterno. Una frenata stridente di pneumatici seguita da una voce amplificata da un megafono rimbombò nell'aria: "Polizia! Fermatevi o spariamo!"






