Episodio 2: La Svolta Oltre la Soglia
Il battito cardiaco di Lorenzo risuonava nelle sue orecchie come un tamburo di guerra. Quella mano bianca, immobile eppure carica di una supplica disperata, non lasciava spazio a dubbi. Beatrice era lì dentro. O almeno, qualcuno che le somigliava in modo sconvolgente, o che portava su di sé lo stesso marchio di una prigionia crudele. L'istinto di gridare, di sfondare la porta a calci, urlava dentro di lui, ma la ragione – fredda e tagliente come il vento della notte – gli impose la cautela.
Se avesse fatto irruzione senza prove inconfutabili, Marco avrebbe avuto la meglio, e Beatrice sarebbe stata spostata altrove, inghiottita per sempre in un buio ancora più profondo. Si guardò intorno, studiando ogni centimetro del cortile buio. La palazzina era vecchia, un condominio semi-abbandonato della periferia foggiana dove i residenti raramente si salutavano e ancor più raramente ficcavano il naso negli affari altrui.
Il garage in questione apparteneva all'unità al piano terra, un blocco di cemento e lamiera che si affacciava su un vicolo cieco. Mentre cercava un appiglio per sbirciare attraverso una fessura più alta, udì un rumore sordo provenire dall'interno. Era un tonfo, seguito da un gemito soffocato. La tensione divenne insostenibile. Lorenzo premette l'occhio contro il piccolo vetro smerigliato della porta secondaria, cercando di mettere a fuoco oltre la patina di polvere e umidità.
All'interno, illuminato dalla luce fioca di una lampadina appesa a un filo elettrico penzolante, il locale appariva ingombro di cianfrusaglie: vecchie biciclette, copertoni sgonfi, scaffali metallici carichi di scatoloni di cartone inzuppati. Ma al centro della stanza, legata a una vecchia sedia di legno con del nastro adesivo da imballaggio attorno ai polsi e alla bocca, c'era una figura umana.
I capelli lunghi e scuri, sebbene arruffati e coperti di polvere, erano inconfondibilmente quelli di Beatrice. Gli occhi della donna, sgranati dal terrore e cerchiati di nero per la stanchezza e le notti insonni, incrociarono per un brevissimo istante l'ombra di Lorenzo oltre il vetro. Un sussulto pervase il corpo di Beatrice. Cercò di parlare, di emettere un suono attraverso il nastro che le sigillava le labbra, ma ne uscì soltanto un rantolo soffocato.
Fu allora che la porta d'ingresso principale del garage, quella sul lato opposto, si aprì con uno scatto metallico. Una torcia elettrica tagliò il buio del cortile, proiettando un fascio di luce accecante proprio verso il punto in cui Lorenzo si trovava nascosto dietro un cumulo di cassette di plastica vuote. "Chi c'è?" tuonò la voce roca e minacciosa di Marco.
Lorenzo trattenne il fiato, rannicchiandosi fino a diventare un tutt'uno con le ombre. Il sangue gli gelò nelle vene. Sapeva che se fosse stato scoperto in quel momento, la sua vita e quella di Beatrice sarebbero arrivate a una fine tragica. I passi pesanti di Marco si avvicinarono, calpestando la ghiaia. Il fascio di luce spazzò l'aria a pochi centimetri dal suo naso. Lorenzo chiuse gli occhi, stringendo i pugni così forte che le unghie gli conficcarono la pelle dei palmi, pronto a vendere cara la pelle.






