Il Sussurro Oltre il Cancello
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Il Sussurro Oltre il Cancello

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Episodio 3: La Fuga e l'Alleanza Imprevista

Il fascio di luce di Marco indugiò per interminabili secondi proprio sopra le cassette di plastica dietro cui Lorenzo si era rannicchiato. Il respiro dell'uomo era udibile, un sibilo pesante nell'aria fredda della notte. Marco borbottò qualcosa tra i denti, un insulto rivolto forse ai gatti randagi o al vento che faceva sbattere una lamiera arrugginita, poi fece dietrofront, rientrando nel locale e sbattendosi la porta alle spalle con un tonfo metallico che fece tremare le pareti.

Lorenzo attese che i passi si allontanassero del tutto, poi si sollevò lentamente, con i muscoli indolenziti e la mente in ebollizione. Sapeva di non poter agire da solo. La polizia locale si era dimostrata scettica, quasi infastidita dalle sue insistenze, e un secondo tentativo di denuncia senza prove schiaccianti sarebbe stato liquidato come l'ennesima follia di un marito disperato.

Aveva bisogno di alleati veri, di qualcuno che conoscesse i meandri più oscuri di quella zona e che non avesse paura di sporcarsi le mani. Il primo nome che gli venne in mente fu quello di Teresa, la storica amica e collega di Beatrice, una donna coraggiosa che aveva lavorato per anni come investigatrice privata prima di ritirarsi a vita privata proprio a Foggia.

Teresa non aveva mai smesso di credere che la scomparsa di Beatrice celasse qualcosa di torbido, rifiutando categoricamente l'ipotesi della fuga volontaria. Erano le tre del mattino quando Lorenzo, dopo una corsa disperata in macchina, bussò con insistenza alla porta della villetta di Teresa, situata nella zona residenziale della città. La donna aprì quasi subito, avvolta in una vestaglia di lana pesante, con lo sguardo allertato e pronto a difendersi.

Quando vide la faccia scompigliata e madida di sudore di Lorenzo, capì che qualcosa di grosso era accaduto. "Lorenzo? A quest'ora? Che succede?" chiese Teresa, facendolo entrare rapidamente e chiudendo la porta a chiave. "L'ho trovata, Teresa," disse Lorenzo con un fil di voce, tremando da capo a piedi. "Beatrice è viva. È chiusa nel garage di un palazzone in periferia.

Sotto il controllo di un individuo spietato di nome Marco." Teresa ascoltò il resoconto dettagliato di ogni singolo istante: il dettaglio del bambino Leonardo, la mano premuta contro il vetro, l'effige spettrale di Beatrice legata a una sedia. La donna non perse tempo in esitazioni o domande superflue. Il suo passato investigativo riaffiorò intatto, freddo e calcolatore.

"Marco... se è chi dico io," mormorò Teresa, aprendo un vecchio schedario sul suo portatile, "non è solo un piccolo delinquente di quartiere. È il prestanome di una rete di riciclaggio e estorsione che opera tra Foggia e Cerignola. Se tiene Beatrice lì dentro, significa che c'è di mezzo qualcosa di molto più grande di quanto immaginiamo. Non possiamo chiamare la polizia ordinaria... c'è il rischio concreto che ci sia qualche talpa o che la burocrazia ci rallenti troppo, dando loro il tempo di farla sparire." "E allora che facciamo?" domandò Lorenzo, con la disperazione che tornava a farsi strada nel petto.

"Facciamo a modo nostro," rispose Teresa con un sorriso tagliente, afferrando una chiave inglese pesante dalla cassetta degli attrezzi. "Ci serve un piano, e ci serve prima che sorga il sole."