Episodio 4: Il Piano nella Notte Fonda
La luce fioca dello schermo del computer illuminava il volto concentrato di Teresa mentre analizzava la planimetria catastale della palazzina in periferia. Lorenzo camminava avanti e indietro per il piccolo studio, con le mani affondate nei capelli e il cuore che batteva all'impazzata. "Ascoltami bene, Lorenzo," disse Teresa senza staccare gli occhi dallo schermo.
"Marco non è solo. Individui come lui hanno sempre delle vedette, soprattutto di notte quando sanno che i movimenti sospetti possono attirare l'attenzione. Se entriamo dalla porta principale o dal cancello posteriore, ci vedranno prima ancora di mettere piede nel cortile." "Quindi come entriamo?" domandò Lorenzo, fermandosi di scatto. "C'è una vecchia condotta di aerazione in disuso che passa sotto il blocco dei garage," spiegò Teresa, indicando un punto preciso sulla mappa digitale.
"Conduce direttamente al locale tecnico adiacente al box di Marco. È stretta, polverosa e claustrofobica, ma è l'unico modo per entrare in silenzio senza far scattare alcun allarme." Lorenzo ingoiò un nodo alla gola. Non brillava per corporatura minuta, ma l'idea di riabbracciare Beatrice gli dava una forza sovrumana. "Ci sto. Posso farlo." "Perfetto.
Io terrò d'occhio il perimetro esterno con una radio ricetrasmittente e la macchina pronta per la fuga," aggiunse Teresa, tirando fuori dalla fondina una vecchia pistola legalmente detenuta e controllandone il caricatore. "Se le cose si mettono male, io coprirò la nostra ritirata. Ma ricorda, l'obiettivo primario è liberare Beatrice e portarla via prima che Marco si accorga di qualcosa." Mentre i primi chiarori dell'alba cominciavano a dipingere di un grigio plumbeo il cielo sopra Foggia, i due cospiratori si rimisero in marcia.
L'atmosfera era densa di un'attesa quasi irreale, un silenzio irreale rotolato giù dai tetti delle case popolari. Arrivati nei pressi della palazzina, lasciarono l'auto nascosta tra gli uliveti incolti a qualche centinaio di metri di distanza. Il freddo pungente del mattino tagliava la pelle, ma nessuno dei due ci faceva più caso. Lorenzo individuò la grata arrugginita della condotta di aerazione.
Con l'aiuto di un grosso cacciavite che Teresa gli aveva fornito, forzò i bulloni corrosi dal tempo. La grata cedette con un tonfo sordo ma attutito dall'erba alta. L'odore di chiuso e di muffa investì Lorenzo non appena infilò la testa nel budello di cemento. Si calò carponi, muovendosi lentamente, cercando di fare meno rumore possibile mentre il metallo freddo graffiava le sue ginocchia e le sue spalle.
Ogni metro percorso sembrava un'eternità, un viaggio nel ventre di una bestia meccanica pronta a divorarlo. Alla fine del cunicolo, una porticina di legno compensato separava il condotto dal locale tecnico. Lorenzo premette leggermente con la spalla: la porticina cedette con un cigolio sinistro, aprendosi direttamente sul retro del garage dove Beatrice era tenuta prigioniera.






