Il Silenzio delle Pareti
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Il Silenzio delle Pareti

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PARTE 3: Cenere e Sospetti

Il fumo nero che si levava dai quartieri centrali di Modena non era soltanto una colonna di distruzione materiale; era un segnale di guerra aperto, spietato e senza esclusione di colpi. Ivano non stava semplicemente difendendosi: stava bruciando il passato per cancellare ogni singola traccia dei suoi crimini. Seduta nella sala d'attesa dello studio dell'avvocato Moretti, fissavo il televisore acceso a basso volume su una televisione locale.

Le immagini riprendevano i pompieri intenti a domare le fiamme nel vecchio edificio storico adiacente alla banca centrale. La voce metallica del cronista parlava di dolo, di un incendio appiccato con acceleranti chimici nei sotterranei dove venivano custoditi i vecchi archivi notarili e le cassette di sicurezza dismesse. Il mio fratellino dormiva profondamente, esausto per la tensione accumulata, rannicchiato su una poltrona di pelle consumata.

La dottoressa Rinaldi gli vegliava accanto, coprendogli le spalle con una sciarpa di lana. L'avvocato Moretti rientrò nella stanza con passo pesante, il volto solcato da rughe profonde. Si lasciò cadere sulla sedia, passandosi una mano tra i capelli bianchi in un gesto di totale stanchezza. «I vigili del fuoco confermano i nostri timori» disse l'avvocato con un filo di voce. «Il settore dei sotterranei è andato completamente distrutto.

Se c'erano documenti originali, rogiti o testamenti depositati da vostro padre in quella cassetta di sicurezza... ora sono cenere. Ivano è stato previdente. O disperato. E quando un uomo come lui si sente braccato, diventa cento volte più pericoloso.» Sentii un nodo gordiano stringersi attorno alla mia gola, impedendomi di respirare. Avevo creduto di essere stata furba, di aver anticipato le sue mosse nascondendo quel telefono e registrando le sue conversazioni notturne nello studio privato.

Ma lui ci aveva battuti sul tempo, muovendosi nell'ombra con la connivenza di una rete di protezione che si estendeva ben oltre le mura domestiche. «Non possiamo fermarci adesso» dissi, e la mia voce, sebbene sottile, risuonò nitida nel silenzio ovattato dello studio. «Se la cassetta di sicurezza è bruciata, significa che Ivano aveva bisogno di far sparire qualcosa di specifico.

Qualcosa che provava non solo la frode economica, ma qualcos'altro. Qualcosa che riguarda la salute di nostro padre.» Moretti sollevò lo sguardo, incuriosito e allarmato al tempo stesso. «Che cosa intendi dire?» «Nostro padre non era malato in quel modo» sussurrai, abbassando la voce per non svegliare il bambino. «Nei mesi precedenti al coma, papà parlava spesso di strane vertigini, di un sapore metallico in bocca, di una stanchezza anomala che lo costringeva a letto per giorni interi.

E chi gli preparava sempre i pasti e le tisane ricostituenti? Sempre e solo Ivano. Con la scusa di occuparsi di lui, di fare il bravo socio premuroso, lo teneva segregato in quella stanza al piano superiore.» La dottoressa Rinaldi sussultò, distogliendo lo sguardo dal bambino e fissandomi con occhi sgranati. «Stai ipotizzando che...» «Sto ipotizzando che l'avvelenamento non fosse solo metaforico» risposi, e mentre pronunciavo quelle parole sentii un brivido di ghiaccio scorrermi lungo la schiena.

Avevo letto abbastanza libri di criminologia e ascoltato abbastanza podcast investigativi durante le mie notti insonni per collegare i pezzi del puzzle. La rapidità con cui nostro padre aveva perso le facoltà mentali e fisiche, la totale assenza di una diagnosi chiara da parte dei medici dell'ospedale (corrotti o ingannati dalle false cartelle cliniche fornite da Ivano), il totale controllo che quell'uomo aveva assunto sui farmaci... tutto combaciava in modo agghiacciante.

L'avvocato Moretti si sporse in avanti sul tavolo, appoggiando i gomiti sul legno scuro e fissandomi con un'intensità feroce. «Ascoltami bene, ragazzina. Quello che stai dicendo è gravissimo. Se denunciamo un tentato omicidio o un avvelenamento senza prove materiali, senza un reperto biologico o una testimonianza medica irrefutabile, la procura archivierà l'esposto nel giro di ventiquattro ore e Ivano ci denuncerà per calunnia e diffamazione aggravata, distruggendo quel poco che ci è rimasto.» «Io ho le prove» dissi con una calma apparente che mi stupiva.

Moretti si bloccò. «Quali prove? Hai detto tu stessa che il telefono non basta e la banca è bruciata.» Dalla tasca interna del mio giubbotto estrassi un piccolo sacchetto di plastica trasparente, sigillato con cura. All'interno c'era un vecchio flacone di sciroppo per la tosse, quasi vuoto, con un'etichetta sbiadita. «Questo l'ho preso dal cestino della stanza di papà il giorno prima di lasciare la casa» spiegai, posando delicatamente il sacchetto sul tavolo. «Ivano lo costringeva a berlo ogni sera prima di dormire, dicendo che serviva a calmare la sua tosse cronica.

Ma papà non ha mai avuto la tosse. E la mattina dopo averlo bevuto, non riusciva nemmeno ad aprire gli occhi.» Moretti prese il sacchetto con estrema cautela, rigirandolo tra le dita come se stesse maneggiando nitroglicerina pura. Il suo volto era una maschera di concentrazione assoluta. «Questo... questo cambia completamente le carte in tavola» mormorò l'avvocato, inspirando profondamente. «Se facciamo analizzare il contenuto di questo flacone da un laboratorio tossicologico indipendente fuori Modena, lontano dalle influenze locali di Ivano, potremmo trovare tracce di barbiturici o metalli pesanti.» «E se ci scopre?» chiesi, sentendo il peso della realtà che premeva contro i nostri petti. «Non ci scoprirà» rispose una voce ferma sulla porta dello studio.

Ci volgemmo di scatto. Sulla soglia, con il cappotto bagnato dalla pioggia e lo sguardo deciso, c'era un giovane ispettore di polizia in borghese, un vecchio amico d'infanzia di mio padre che non aveva mai smesso di nutrire dubbi sulla morte apparente del suo mentore. «Perché da questo momento in poi, voi tre siete sotto la mia protezione ufficiale.» [Il cellulare nella mia tasca vibra improvvisamente: un messaggio anonimo illumina lo schermo con una sola frase agghiacciante...]