Il ritorno e la soglia
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Il ritorno e la soglia

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parte 4: La prima mossa e il panico nascosto

Il silenzio che seguì la mia domanda fu così denso che si sarebbe potuto tagliare con il coltello. Lidia mi guardò stringendo gli occhi, cercando di decifrare la sicurezza inaspettata che irradiava da ogni mio singolo gesto, mentre Beatrice smise improvvisamente di giocherellare con il tablet, irrigidendosi sulla sedia con un sussulto quasi impercettibile.

"Che cosa diavolo ti è preso ora?" sbottò mia cugina, cercando di mascherare l'improvvisa insicurezza con una finta risata di scherno che suonava incredibilmente falsa e roca. "Fai la preziosa dopo che tuo figlio ha rubato un pezzo di storia della nostra famiglia? Dovresti solo vergognarti e preparare le valigie per andartene una volta per tutte da questa casa." Feci un altro passo avanti, avvicinandomi al tavolo della cucina, e poggiai lo smartphone esattamente al centro, con lo schermo rivolto verso di loro, nero e silenzioso, ma pronto a mostrare l'inferno.

"Sai, Beatrice," dissi guardandola dritta negli occhi, senza distogliere lo sguardo neanche per un secondo, "ho sempre pensato che fossi una persona opportunista, ma non credevo arrivassi al punto di frugare di notte nei cassetti chiusi a chiave per incastrare un bambino di cinque anni e mettermi contro la mia stessa famiglia. Devo ammettere, però, che il tuo braccialetto con i ciondoli a forma di stella è davvero inconfondibile.

Molto difficile da non notare, anche nelle riprese notturne a infrarossi." A quelle parole, il colore del viso di Beatrice svanì di colpo, trasformandosi in un pallore cadaverico; le sue labbra iniziarono a tremare leggermente e la mano con cui teneva il tablet cominciò a oscillare in modo incontrollato. Lidia, accortasi del crollo improvviso della nipote, si girò di scatto verso di lei con uno sguardo furibondo, afferrandola per un braccio.

"Cosa diavolo hai combinato, Beatrice?!" gridò la vecchia signora, perdendo finalmente la sua maschera di fredda compostezza e lasciando esplodere tutta la rabbia repressa di chi si vedeva scoperto sul più bello. Ma prima che Beatrice potessi balbettare una qualsiasi giustificazione o che Lidia potesse ribaltare nuovamente la situazione a suo favore, un rumore sordo provenne dall'ingresso principale, seguito da passi pesanti che si avvicinavano rapidamente verso la cucina.

Il mio cuore perse un battito: non aspettavo nessuno a quell'ora, tranne forse l'investigatore privato, ma quel passo deciso e pesante apparteneva senza ombra di dubbio a qualcun altro, qualcuno il cui ritorno non era previsto prima della fine della settimana successiva e che avrebbe completamente ribaltato gli equilibri di quella casa maledetta.