Il ritorno e la soglia
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Il ritorno e la soglia

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parte 12: L'alba dell'inganno e la partenza verso la piazza

I primi raggi di un sole pallido e freddo filtravano a fatica attraverso i vetri appannati della villa quando ci svegliammo, pronti a compiere il passo decisivo che avrebbe segnato il nostro destino. Leo dormiva ancora profondamente, affidato alle cure di una vicina di casa fidata che avevamo svegliato all'alba pregandola di tenerlo al sicuro per qualche ora lontano da quel manicomio.

Lidia e Beatrice erano già in piedi, vestite di tutto punto con cappotti scuri e occhiali da sole che coprivano metà del viso, intente a confabulare sottovoce nell'ingresso principale. Quando scendemmo le scale io e Marco, la vecchia signora ci sbarrò la strada con un'espressione mista di supplica e veleno represso. "Elena, vi prego, ripensateci," mormorò Lidia con voce tremula, cercando di recitare la parte della matriarca preoccupata per il futuro della dinastia.

"Non potete denunciare tutto alla polizia, finiremo sul lastrico, la nostra famiglia sarà distrutta dallo scandalo pubblico!" Marco la guardò con un disprezzo così profondo che la vecchia fece istintivamente un passo indietro, ammutolita dalla durezza di quello sguardo che non ammetteva più alcuna replica o manipolazione emotiva. "Hai distrutto abbastanza la nostra vita, mamma," disse Marco freddamente, aprendo la porta d'ingresso e facendo cenno a me di seguirlo verso l'auto.

"Ora è arrivato il momento di pagare il conto per tutte le bugie e i crimini che hai coperto in questi anni." Salimmo in macchina con il cuore in gola, mentre Lidia e Beatrice salivano sulla loro utilitaria per seguirci a breve distanza verso il centro di Novara, dove l'appuntamento in piazza Martiri della Libertà ci attendeva come una sentenza inappellabile, senza sapere che i criminali avevano modificato i piani all'ultimo secondo, tendendoci una trappola mortale in una zona isolata della città vecchia.