Il ritorno e la soglia
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Il ritorno e la soglia

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parte 3: Il ritorno alla base e la trappola tesa

parcheggiai l'auto esattamente nello stesso punto della sera prima, spegnendo il motore con un tonfo sordo che sembrò rimbombare in tutto il cortile deserto. Leo era rimasto seduto dietro, silenzioso, con lo sguardo perso nel vuoto di chi aveva vissuto un trauma troppo grande per i suoi pochi anni. Gli presi la piccola manina fredda, infondendogli tutto il coraggio che riuscivo a racimolare dentro di me.

"Non avere paura, amore della mamma. Adesso ci sono io qui con te, e nessuno ti farà più del male." Salimmo i gradini del portico a testa alta, senza esitazioni. Quando aprii la porta d'ingresso con le mie chiavi, trovai Lidia seduta in cucina che sorseggiava tranquillamente la sua tazza di tè fumante, mentre Beatrice faceva scorrere il dito sullo schermo di un tablet, ridacchiando di qualcosa a bassa voce.

Si voltarono entrambe contemporaneamente, sorprese nel vederci ricomparire così presto e con un'espressione così radicalmente diversa rispetto alla fuga disperata della sera precedente. L'incredulità dipinta sui loro volti durò solo una frazione di secondo, poi la maschera di superiorità e disprezzo tornò a calarsi perfettamente sui loro lineamenti.

"Ah, vedo che hai deciso di tornare a fare la vittima," esordì Lidia posando la tazza con un tonfo secco sul ripiano di marmo, senza neppure degnare di uno sguardo il nipote che stringeva la mia mano. "E spero vivamente che tu abbia riflettuto sui tuoi errori e, soprattutto, che tu abbia portato indietro l'anello di famiglia che tuo figlio ha nascosto da qualche parte nel panico.

Altrimenti le cose si metteranno molto male per te, cara mia. Ho già avvisato i carabinieri della sparizione di un oggetto di immenso valore affettivo ed economico." Sentire quelle parole pronunciate con tanta sfrontatezza mi fece quasi sorridere internamente; la loro arroganza era talmente cieca da impedire loro di accorgersi che la fossa se la stavano scavando con le loro stesse mani.

Feci fare un passo avanti a Leo, facendolo sedere al sicuro sulla sedia della cucina, prima di avanzare lentamente verso di loro, incrociando le braccia al petto esattamente come faceva Lidia, ma con una freddezza e una padronanza di sé che le disorientò visibilmente. "Parli di carabinieri, Lidia?" chiesi con un filo di voce tagliente come il ghiaccio, mentre estraevo lentamente lo smartphone dalla tasca della giacca, pronta a giocare la mia prima carta vincente, senza sapere che dietro l'angolo della porta finestra c'era qualcun altro che stava ascoltando ogni singola parola pronunciata in quella stanza.