Il ritorno e la soglia
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Il ritorno e la soglia

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parte 13: Il tranello nella nebbia della città vecchia

Guidammo attraverso le strade semideserte di Novara seguendo le indicazioni ricevute via SMS dai malviventi, ma invece di arrivare in piazza Martiri della Libertà come pattuito, il messaggio ci ordinò improvvisamente di svoltare in un vicolo stretto e cieco nei pressi della vecchia stazione merci abbandonata. "Fermati, Marco! È una trappola!" esclamai afferrandogli il braccio, mentre il navigatore satellitare perdeva il segnale a causa delle alte pareti di mattoni rossi dei magazzini dismessi.

Marco rallentò bruscamente, inchiodando l'auto proprio mentre l'utilitaria di Lidia e Beatrice ci sorpassava sfrecciando per bloccarci la strada in uscita dal vicolo. Dalla nebbia fitta sbucarono improvvisamente i due uomini incappucciati della sera prima, affiancati da altre due persone armate di spranghe di ferro e pistole taser. Lidia e Beatrice scesero dalla loro macchina con una calma glaciale che confermava ogni nostro peggior sospetto: non erano ostaggi, erano complici a tutti gli effetti di quel piano criminale volto a estorcerci le firme definitive sotto la duplice minaccia della violenza fisica e della rovina totale.

"Credevate davvero di fregarci con la polizia?" sghignazzò Beatrice, togliendosi gli occhiali da sole e mostrando un sorriso isterico e trionfante. L'uomo con la cicatrice si avvicinò al finestrino del guidatore, puntando la canna di una pistola contro la tempia di Marco e ordinandoci di scendere immediatamente dall'auto con le mani alzate. Il terrore mi gelò il respiro, ma mentre aprivo lo sportello con gesti lenti e controllati, vidi con la coda dell'occhio una sagoma scura muoversi furtivamente tra i container arrugginiti della stazione abbandonata, facendo scattare la vera sorpresa che avevamo preparato per loro.