Il Volo della Verità
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Il Volo della Verità

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Parte 9

Tutti gli sguardi si voltarono di scatto verso la fila quattordici. Emma era in piedi sul sedile, con lo zainetto scolastico aperto tra le mani e un'espressione di tale risolutezza sul volto che sembrava impossibile appartenere a una bambina di soli dieci anni.

«Emma, cosa stai dicendo? Siediti, per favore! È troppo pericoloso!», le dissi con la voce rotta dal pianto, stringendo disperatamente il piccolo Oliver al petto mentre le mie mani tremavano in modo incontrollabile.

«Mamma, fidati di me», disse la bambina con una calma disarmante, guardandomi dritto negli occhi con uno sguardo che non ammetteva repliche. «Ricordi il simulatore di volo professionale che mio zio mi ha regalato per il mio compleanno? Quello con la cabina di pilotaggio a 360 gradi e i comandi reali del Boeing 737? Ho passato gli ultimi sei mesi a completare tutte le simulazioni di emergenza e atterraggio strumentale con il supporto del software di volo avanzato.»

Robert, affacciato alla porta della cabina di pilotaggio con il volto coperto di sudore, la fissò sbigottito, quasi incredulo. «Ragazzina, questo non è un videogioco! Questa è una macchina da centinaia di tonnellate che sta precipitando a ottocento chilometri all'ora!»

«Lo so benissimo, signore!», replicó Emma con un tono di voce così autoritario e maturo da zittire all'istante il capo cabina. «Ma se non rimettete l'aereo in assetto di crociera manuale usando la sequenza di override di emergenza che ho studiato sul manuale di bordo aperto sul sedile, tra tre minuti ci schianteremo contro la catena montuosa sottostante!»

Senza attendere il permesso di nessuno, Emma sgusciò agilmente fuori dalla fila di sedili e si fece strada lungo il corridoio, saltando oltre la borsa rovesciata di Elena Petrova e raggiungendo la porta aperta della cabina di pilotaggio. L'assistente di volo Miller fece per trattenerla, ma fu bloccata dallo sguardo inflessibile della bambina.

«Fammi passare, Miller. Tu non sai qual è la combinazione di ripristino dell'altimetro di emergenza», disse Emma con tanta freddezza che l'assistente di volo indietreggiò di un passo, paralizzata dallo stupore.

Emma entrò nella cabina di pilotaggio, scavalcando con agilità il corpo del primo ufficiale riverso sui comandi e sistemandosi agilmente sul sedile del copilota, che Robert aveva prontamente liberato e spinto all'indietro. Nonostante i suoi piedi non arrivassero ai pedali del timone – che dovette regolare rapidamente tirando a sé il sedile – le sue mani piccole ma incredibilmente ferme si posarono sui pannelli di controllo principali come quelle di un'aviatrice esperta.

«Robert, tieni premuto il pulsante di sblocco manuale del giroscopio principale! Subito!», ordinò Emma con voce cristallina, mentre i suoi occhi scrutavano rapidamente i monitor luminosi che lampeggiavano di rosso.

Il capo cabina, completamente ipnotizzato dalla sicurezza e dalla lucidità di quella bambina di dieci anni, eseguì l'ordine senza fiatare, premendo con forza il grosso pulsante dorato sul pannello centrale.

«Bene», mormorara Emma tra i denti, mentre le sue dita cominciavano a digitare una sequenza rapidissima di tasti sulla tastiera di controllo dell'autopilota. «Ora disattiviamo la rotta imposta da remoto... ricalibriamo l'orizzonte artificiale... e tiriamo su il muso di otto gradi.»

Il rombo dei motori cambiò improvvisamente tonalità, passando da un lamento acuto a un ruggito potente e profondo, mentre l'aereo sobbalzava violentemente per poi iniziare a risalire lentamente verso il cielo aperto.