Parte 11
Il panico esplose nuovamente nella cabina con la violenza di un'esplosione. Il portellone di emergenza, se azionato a diecimila metri d'altezza senza le dovute procedure di depressurizzazione controllata, avrebbe provocato una decompressione esplosiva devastante, risucchiando all'esterno chiunque si trovasse nelle vicinanze e distruggendo la struttura stessa della fusoliera.
«No! Fermati pazza! Stai scatenando una catastrofe!», urlò l'assistente di volo Miller, lanciandosi disperatamente verso la donna, ma venendo bloccata dalla minaccia di Elena che premeva ulteriormente sulla leva pesante.
I passeggeri delle file centrali urlarono terrorizzati, allontanandosi il più possibile dal corridoio e coprendosi la testa con le mani. L'aria all'interno della cabina iniziò a farsi improvvisamente più fredda e rarefatta, mentre i portelloni laterali emettevano un sibilo acuto e minaccioso dovuto al disallineamento della pressione.
Dalla cabina di pilotaggio spuntò di corsa Robert, seguito a brevissima distanza da Emma. Il capo cabina sgranò gli occhi vedendo la scena, rendendosi conto che un solo movimento falso avrebbe decretato la fine di tutti noi.
«Petrova, mollate quella leva! La polizia di frontiera vi sta già aspettando all'arrivo a Heathrow! Non avete scampo!», tuonò Robert con quanto fiato aveva in corpo, cercando di avanzare lentamente lungo il corridoio con le mani alzate per mostrare che non armava alcuna arma.
Ma la donna, con i capelli scompigliati, il volto coperto di sudore e gli occhi iniettati di sangue per la furia e la disperazione, rise istericamente. «Pensi che mi importi della prigione? Se non posso completare la missione, nessuno di voi toccherà terra vivo! Questo aereo cadrà insieme a tutti i segreti che porto con me!»
Le sue dita inizierono a fare leva con un ultimo sforzo sovrumano sulla barra di sicurezza. Il meccanismo di blocco metallico scattò con un rumore sordo e metallico: la guarnizione del portellone si aprì di qualche centimetro, lasciando filtrare un vento gelido e assordante che scompigliò i capelli di tutti i presenti e fece volare via i documenti sparsi sul pavimento.
In quel momento di assoluta disperazione, mentre sembrava che non ci fosse più nulla da fare per fermarla, Emma fece qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto prevedere.
Senza esitare un solo istante, la bambina non corse verso la donna per affrontarla fisicamente, ma si precipitò sul pannello di controllo supplementare dell'assistenza di volo situato alla parete opposta, quello che gestisce i sistemi idraulici di chiusura di sicurezza dei portelloni principali in caso di guasto meccanico.
«Mamma, tieni stretto Oliver!», gridò Emma a gran voce, mentre le sue dita digitavano rapidamente il codice di blocco di emergenza idraulica che aveva letto sul manuale tecnico del Boeing.
Con un ronzio sordo e potente, i pistoni idraulici ausiliari del portellone si attivarono di colpo, spingendo la pesante porta d'acciaio saldamente contro la sua sede naturale e bloccandola con una pressione triplicata. La leva che Elena Petrova stava tirando con tutta la sua forza rimbalzò violentemente all'indietro, colpendola in pieno petto e scaraventandola all'indietro con un tonfo sordo sul pavimento.
La donna rimase stesa a terra, priva di sensi, con le braccia inerti e la bava alla bocca, mentre il sistema di pressurizzazione della cabina si ricalibrava automaticamente nel giro di pochi secondi, riportando il silenzio e la calma relativa tra i passeggeri atterriti.






