PARTE 9 — La fuga tra i tetti e i vicoli di Cremona
Il sicario irruppe nella camera da letto proprio mentre Thanh stava guadagnando l'uscita con il carillon stretto gelosamente tra le braccia, afferrandola per un lembo della giacca e strattonandola con violenza verso di sé. La maestra emise un grido di dolore e spavento, ma reagì con una forza disperata: roteando il braccio libero, colpì l'uomo al volto con lo spigolo di legno del carillon, procurandogli un taglio profondo sulla fronte che lo costrinse a mollare la presa per un istante stringendosi la ferita sanguinante con una mano.
Quel secondo di esitazione fu sufficiente a Thanh per liberarsi definitivamente dalla sua stretta e correre a perdifiato lungo il corridoio, superando la porta d'ingresso sfondata e precipitandosi giù per le scale del palazzo storico a velocità vertiginosa, inciampando persino su un gradino ma rialzandosi subito senza fermarsi mai. Alle sue spalle risuonavano i passi pesanti e le imprecazioni furiose dell'uomo che la inseguiva, deciso a recuperare l'oggetto a tutti i costi prima che potesse consegnarlo alla polizia.
Raggiunto l'atrio del palazzo, Thanh si rese conto che la via d'uscita principale sulla strada era troppo rischiosa, poiché l'uomo avrebbe potuto spararle o bloccarla allo scoperto; notò invece una piccola porta di servizio laterale che conduceva a un cortile interno adiacente, utilizzato anticamente per le consegne delle merci e collegato a una rete di stretti vicoli ciechi del centro storico cremonese.
Spingendo con tutta la forza quel portoncino secondario, la maestra sgusciò fuori all'aperto, ritrovandosi in un dedalo di cortili interni lastricati di pietra bagnata, circondati da alte pareti di mattoni ricoperte di edera rampicante. La nebbia mattutina era ancora densa e avvolgeva i cortili in una cappa grigia che riduceva drasticamente la visibilità, offrendole un nascondiglio temporaneo ma costringendola a muoversi alla cieca tra le vecchie rimesse e i depositi di biciclette dei residenti.
Alle sue spalle, il sicario sbucò nel cortile un attimo dopo, guardandosi intorno con aria smarrita e brandendo la pistola alla ricerca di tracce della fuga; la sua sagoma minacciosa si stagliava nella nebbia a pochi metri da dove Thanh si era rannicchiata dietro un grosso cassonetto della spazzatura, trattenendo il respiro per non emettere alcun suono che potesse tradire la sua posizione.
L'uomo imprecò a bassa voce, incerto sulla direzione presa dalla maestra, e scelse di avviarsi verso l'uscita opposta del cortile che immetteva direttamente su una via laterale più affollata. Non appena l'uomo si fu allontanato abbastanza, Thanh si rimise in piedi con le gambe tremanti, strinse forte il carillon al petto e imboccò la direzione opposta, decisa a raggiungere la vicina caserma dei Carabinieri in Piazza Roma prima che il sicario potesse intercettarla nuovamente tra le strade labirintiche di Cremona.






