PARTE 11 — Il cerchio si stringe attorno al mandante
La stanza della caserma dei Carabinieri era piombata in un silenzio tombale, rotto soltanto dal leggero ronzio della ventola del computer portatile che continuava a decrittare i file contenuti nella chiavetta USB estratta dal carillon. L'ispettore della polizia di Stato, con le braccia incrociate sul petto e lo sguardo fisso sullo schermo, analizzava i nomi che sfilavano uno dopo l'altro insieme al comandante dell'Arma.
Tra le righe dei documenti finanziari spuntavano intestazioni di società fantasma registrate in paradisi fiscali caraibici, ma ciò che fece sussultare i due ufficiali fu il nome del firmatario principale delle autorizzazioni di spesa e dei bonifici periodici destinati alle casse dell'organizzazione: un nome di altissimo profilo istituzionale a Cremona, un uomo considerato da tutti un filantropo, un pilastro della comunità e persino un membro del consiglio d'amministrazione di importanti enti scolastici locali, inclusa la direzione generale dell'istituto frequentato da Trà.
La dirigente scolastica che aveva firmato l'autorizzazione per prelevare la bambina dal cancello la sera precedente non era una semplice vittima raggirata, ma una delle figure chiave di vertice della rete criminale.
La rivelazione fu come un fulmine a ciel sereno per Thanh, che ripensò immediatamente a quel documento firmato con tanta disinvoltura nel tardo pomeriggio di novembre davanti al cancello della scuola. La dirigente, una donna distinta e sempre impeccabile nei suoi tailleur grigi, aveva sfruttato la sua autorità amministrativa per facilitare i piani di Tuấn e dell'organizzazione, dimostrando come il marciume fosse penetrato persino nelle istituzioni educative dove i bambini avrebbero dovuto essere al sicuro da ogni pericolo esterno.
Il procuratore della Repubblica, contattato telefonicamente d'urgenza dal comandante della stazione, autorizzò seduta stante l'emissione di mandati di cattura immediati e perquisizioni domiciliari su vasta scala per tutti i soggetti inseriti nell'elenco principale dei file decrittati, ordinando alle squadre operative speciali di agire con la massima rapidità per evitare che i vertici dell'organizzazione potessero darsi alla macchia prima dell'alba.
Mentre fuori dalla caserma la nebbia cremonese cominciava lentamente a diradarsi sotto i primi timidi raggi di un sole invernale pallido, le volanti della polizia e le gazzelle dei Carabinieri partirono in un coordinato blitz su più obiettivi dislocati nel centro storico e nelle ville residenziali lungo i viali periferici della città. L'obiettivo principale era la sfarzosa residenza della dirigente scolastica, situata in un elegante palazzo antico a pochi passi dal Torrazzo, dove si riteneva che potessero trovarsi ulteriori copie cartacee dei documenti compromettenti e le prove definitive dei contatti diretti con i cartelli internazionali del riciclaggio di denaro.
Thanh, esausta dopo una notte intera passata senza chiudere occhio, fu invitata a rimanere in un ufficio protetto della caserma sotto la sorveglianza di due agenti fidati, in attesa che la situazione sul campo venisse definitivamente normalizzata e che la sicurezza di Trà fosse garantita al cento per cento in una località protetta nazionale.






