PARTE 8 — Il confronto nel vecchio appartamento del centro
La porta si aprì lentamente, scivolando sul pavimento in cotto senza produrre rumori eccessivi, mentre Thanh tratteneva il respiro per non farsi scoprire dai visitatori in attesi all'interno dell'appartamento. L'interno della casa si presentava in uno stato di caos totale: i cassetti dei mobili antichi erano stati svuotati e rovesciati sul pavimento, i libri della libreria giacevano sparpagliati alla rinfusa tra tappeti consumati e pezzi di soprammobili in ceramica ridotti in frantumi, a testimonianza di una ricerca frenetica e metodica che non aveva risparmiato alcun angolo delle stanze.
Un odore acre di tabacco freddo, del tutto estraneo a una casa di anziani, aleggiava nell'aria pesante e viziata del corridoio. Avanzando a piccoli passi felpati, Thanh seguì il rumore sordo di cassetti che venivano continuamente aperti e richiusi nella stanza da letto principale in fondo al corridoio, dove una luce soffusa trapelava attraverso la porta semiaperta.
Affacciandosi con estrema cautela alla soglia della camera da letto, la maestra vide una sagoma maschile alta e robusta, vestita con un giubbotto scuro, che stava rovistando violentemente tra i vestiti ammucchiati sul letto matrimoniale. Non era Tuấn, ma un uomo completamente sconosciuto, probabilmente uno dei sicari dell'organizzazione criminale internazionale di cui aveva parlato l'ispettore la notte precedente, inviato d'urgenza a recuperare i dati prima che le forze dell'ordine potessero sequestrare l'appartamento.
Su una vecchia toeletta di legno intarsiato, appoggiato accanto a una spazzola d'argento e a una boccetta di profumo vuota, troneggiava un vecchio carillon di legno dipinto con motivi floreali, lo stesso carillon di cui aveva parlato Trà prima di essere affidata ai servizi sociali. L'uomo interruppe per un istante la sua frenetica ricerca, sollevando la testa come se avesse avvertito una presenza estranea dietro di sé, e nel farlo infilò la mano nella tasca posteriore dei pantaloni, pronto a estrarre un'arma alla minima provocazione.
Thanh capì di non avere scampo se fosse rimasta immobile sulla soglia a farsi scoprire in campo aperto; con un rapido movimento di puro istinto, afferrò un pesante vaso di terracotta poggiato su una consolle nel corridoio e lo scagliò con tutta la forza contro un tavolino di vetro situato nella stanza vicina. Il fracasso dei vetri infranti risuonò fragoroso nell'appartamento silenzioso, distirando immediatamente l'attenzione del sicario che scattò verso la fonte del rumore con la pistola spianata in pugno urlando minacce incomprensibili.
Approfittando di quel prezioso secondo di vantaggio, Thanh si precipitò nella camera da letto, afferrò con entrambe le mani il carillon di legno dalla toeletta e si voltò di scatto per fuggire verso l'uscita, ma un urlo furioso alle sue spalle le fece capire che l'uomo si era reso conto dell'inganno e stava tornando indietro a grandi passi per bloccarla prima che potesse varcare la soglia della porta d'ingresso.






