PARTE 10 — La rivelazione all'interno del carillon
Venti minuti più tardi, Thanh varcò trafelata e con il battito a mille la porta d'ingresso della stazione dei Carabinieri in Piazza Roma, chiedendo immediatamente di parlare con il comandante di turno per consegnare l'oggetto sottratto e denaggiare l'aggressione subita nel centro storico. Gli uomini dell'Arma la accolsero prontamente, facendola accomodare in un ufficio sicuro e offrendole un bicchiere d'acqua per aiutarla a riprendersi dallo shock fisico ed emotivo della rocambolesca fuga tra i vicoli.
L'ispettore della polizia di Stato, avvisato d'urgenza dai colleghi dei Carabinieri, arrivò sul posto in meno di un quarto d'ora, accompagnato da un perito informatico forense munito di valigetta attrezzata per l'analisi di dispositivi elettronici nascosti. Poggiato sul tavolo di legno della caserma, il vecchio carillon di legno dipinto fu esaminato centimetro per centimetro sotto la luce vivida delle lampade da tavolo, alla ricerca di scomparti segreti o meccanismi di apertura non convenzionali menzionati indirettamente dai ricordi di Trà.
Il perito informatico, dopo aver individuato una piccola vite di blocco nascosta sotto il meccanismo musicale in ottone che riproduceva una vecchia ninna nanna, utilizzò un cacciavite di precisione per smontare delicatamente la base inferiore del carillon. Sotto il fondo di velluto rosso consumato dal tempo emerse uno scomparto segreto rettangolare, all'interno del quale non si trovavano gioielli o denaro contante, bensì una minuscola chiavetta USB di colore nero e una scheda di memoria microSD protetta da sigilli di sicurezza industriali.
Il tecnico collegò immediatamente la chiavetta a un computer portatile schermato, inserendo i protocolli di decrittazione d'emergenza richiesti dall'autorità giudiziaria per estrarre il contenuto dei file nascosti. Dopo pochi secondi di attesa trepidante, lo schermo del computer si illuminò mostrando una lista interminabile di file cifrati, transazioni bancarie offshore milionarie e soprattutto un elenco dettagliato di nomi di insospettabili professionisti, politici locali e imprenditori cremonesi coinvolti in una gigantesca operazione di riciclaggio di capitali illeciti transnazionali.
L'ispettore e il comandante dei Carabinieri si scambiarono un'occhiata di profonda gravità, comprendendo immediatamente la portata storica e devastante di quel ritrovamento che riscriveva completamente gli equilibri di potere della città di Cremona. Non si trattava soltanto di una rete criminale ordinaria, ma di un vero e proprio sistema di corruzione sistemica che sfruttava società di copertura e prestanome, tra cui purtroppo figurava anche il padre di Trà, costretto a fare il lavoro sporco per conto di menti molto più potenti e insospettabili.
La maestra Thanh, guardando lo schermo del computer scorrere quelle righe di dati compromettenti, capì improvvisamente il motivo per cui la vita di una bambina di otto anni era diventata un bersaglio così pericoloso per un'organizzazione senza scrupoli disposta a tutto pur di mettere le mani su quella chiavetta USB. Ma la vera domanda che ora rimbombava nella stanza blindata della caserma era un'altra: chi, tra i nomi eccellenti riportati nell'elenco dei mandanti, era il vero capo dell'organizzazione che aveva ordinato di silenziare la famiglia di Trà?






