PARTE 4 — La rete nascosta dietro le apparenze di Cremona
Il rumore impercettibile della porta che si era aperta quel tanto che bastava per fare entrare Thanh bastò a spezzare la concentrazione dell'uomo nella stanza. Tuấn interruppe bruscamente la conversazione telefonica, estrasse l'auricolare dall'orecchio con un movimento scattante e si voltò di scatto verso l'ingresso, con gli occhi che lampeggiavano di pura furia omicida.
Quando riconobbe la figura immobile della maestra sulla soglia, il suo volto si distorse in una smorfia di incredulità mista a disprezzo, come se non riuscisse a credere che qualcuno avesse avuto il coraggio di spingersi così lontano per intromettersi nei suoi affari privati. Trà, vedendo la sua insegnante comparire come un'apparizione salvifica nel cuore di quell'incubo, emise un piccolo grido soffocato e fece per correre verso di lei, ma una mano pesante e rugosa si allungò improvvisamente dall'ombra alle spalle della scrivania, bloccando la bambina per il braccio con una forza spietata.
Da un angolo buio della stanza finora rimasto in ombra emerse una seconda figura: un uomo più anziano, con una cicatrice che solcava la guancia sinistra e uno sguardo freddo che non prometteva nulla di buono, dimostrando che Tuấn non stava agendo da solo in quella pericolosa operazione clandestina.
«Sembra proprio che la nostra diligente maestra abbia deciso di fare gli straordinari questa notte» disse Tuấn con un sorriso gelato che non raggiungeva gli occhi, alzandosi lentamente dalla sedia e infilando una mano nella tasca interna della giacca, dove la forma inequivocabile di un oggetto metallico suggeriva la presenza di un'arma. Thanh mantenne la calma apparente, sebbene le ginocchia le tremassero visibilmente e ogni istinto di sopravvivenza le urlasse di fuggire a gambe levate da quella stanza maledetta; sapeva però che, se fosse scappata in quel momento, la bambina sarebbe rimasta completamente sola in balia di quei criminali senza scrupoli.
Con voce ferma, seppur velata da una tensione palpabile, rispose guardandolo dritto negli occhi: «Lascia andare la bambina, Tuấn. So tutto. La polizia è già stata informata dei miei movimenti e sa esattamente dove mi trovo in questo momento.» Era una bugia colossale, detta con la disperazione di chi non ha più nulla da perdere, ma sperava disperatamente di fare breccia nella spavalderia di quell'uomo e guadagnare tempo prezioso per elaborare una via d'uscita.
Tuấn scoppiò in una risata secca e sgradevole che rimbombò tra le pareti spoglie della soffitta, non credendo minimamente alle parole della donna e liquidando il suo tentativo di bluff con un cenno sprezzante del capo. «La polizia? Non farmi ridere, Thanh. Nessuno sa che sei qui, e anche se qualcuno venisse a cercarti, le acque del fiume Po sono profonde e la nebbia inghiotte tutto senza lasciare tracce» replicò l'uomo con una freddezza glaciale che raggelò il sangue della maestra.
L'uomo con la cicatrice si mosse lentamente verso la porta, sbarrando completamente la via di fuga e chiudendo ogni possibile via d'uscita per Thanh, che si ritrovò così intrappolata nella tana del lupo senza alcuna protezione. In quel momento di estrema tensione, Trà trovò il coraggio di ribellarsi: con uno scatto improvviso e inaspettato, morse con tutta la forza che aveva in corpo la mano dell'uomo che la teneva bloccata, strappandosi dalla sua presa e lanciandosi disperatamente verso Thanh, stringendosi forte alle sue gambe e urlando di paura.
L'uomo anziano imprecò dolorosamente massacciandosi la mano ferita, mentre Tuấn perse definitivamente il controllo, estraendo la pistola dalla giacca e puntandola direttamente verso di loro con un'espressione folle nei tratti del viso. La situazione era precipitata in una frazione di secondo, trasformandosi in una questione di vita o di morte da cui nessuno dei presenti sarebbe uscito facilmente senza spargimento di sangue o interventi esterni decisivi.
Proprio mentre il dito di Tuấn iniziava a esercitare una pressione mortale sul grilletto dell'arma, un rombo sordo e assordante squarciò il silenzio della campagna circostante, seguito dal fascio accecante di fari multipli che investirono improvvisamente le finestre sbarrate della cascina, illuminando a giorno l'interno della stanza polverosa con una violenza inaspettata. Sirene spiegate iniziarono a ululare nella notte, squarciando la nebbia e facendo eco lungo l'argine del fiume Po come un coro di giustizia che arrivava esattamente nel momento più disperato della notte cremonese.






