MIO FIGLIO VOLEVA FARMI PASSARE PER SENILE, MA NON SAPEVA CHI AVEVA CRESCIUTO DAVVERO
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MIO FIGLIO VOLEVA FARMI PASSARE PER SENILE, MA NON SAPEVA CHI AVEVA CRESCIUTO DAVVERO

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Parte 9

Il fermacravatta d'argento con le iniziali A.B. giaceva sul palmo del maresciallo Moretti come un piccolo frammento di un passato che credevo sepolto sotto decenni di lavoro, silenzi e compromessi familiari. Guardando quell'oggetto, tutti i pezzi del puzzle iniziarono a comporsi nella mia mente con una chiarezza disarmante, rivelando un disegno molto più ampio e pericoloso di quanto avessi mai potuto immaginare.

Antonio Baroni non era semplicemente un socio d'affari di mio marito che aveva fatto perdere le sue tracce; era stato colui che, nel lontano millenovecentonovantacinque, aveva tentato di sottrarre a Tommaso una parte consistente dei fondi destinati alla costruzione della villa sul lago, venendo smascherato all'ultimo secondo grazie a una perizia contabile che io stessa avevo firmato e depositato in segreto.

"Maresciallo," dissi con voce ferma, rompendo il silenzio teso del soggiorno, "questo fermacravatta appartiene a un uomo che non si fa vedere in Italia da oltre venticinque anni. Si chiama Antonio Baroni. Era il socio di mio marito prima che venisse radiato dall'albo per frode e appropriazione indebita." Il maresciallo Moretti alzò lo sguardo dal reperto, la sua espressione professionale si fece ancora più seria e concentrata.

"Baroni? Il nome non mi è del tutto nuovo nei registri storici della questura di Como, sebbene la sua posizione risultasse archiviata per irreperibilità dopo la chiusura dello studio associato con suo marito. Signora Ferri, se quest'uomo è tornato e si sta muovendo nell'ombra per cercare qualcosa legato alla villa sul lago, significa che la proprietà nasconde un valore che va ben oltre il semplice valore immobiliare dei terreni." "È esattamente quello che c'è scritto qui," risposi estraendo finalmente la lettera di Tommaso dalla tasca del mio cappotto e posandola con delicatezza sul tavolino di vetro davanti a noi, sotto gli occhi sbigottiti dei due carabinieri.

"Mio marito ha nascosto qui dentro la verità sulla vera natura di quei terreni. E credo che Antonio Baroni non abbia mai smesso di cercarla." Il maresciallo indossò un paio di guanti in nitrile prima di toccare la busta ingiallita e il foglio scritto a mano da Tommaso. Lesse le prime righe con attenzione, mentre l'appuntato annotava i dettagli su un taccuino.

Più il maresciallo scorreva le parole di mio marito, più la sua fronte si solcava di stupore. "Elena," recitava il passaggio centrale della lettera che il maresciallo lesse a voce alta per l'appuntato, "i terreni intorno alla villa non sono semplici appezzamenti agricoli o edificabili come credeva il catasto storico. Durante i lavori di scavo per la ristrutturazione delle fondamenta nel novantatré, scoprimmo una falda acquifera sotterranea ad altissima purezza e, soprattutto, un deposito naturale di minerali rari la cui concessione mineraria fu registrata segretamente a nome della nostra vecchia società di famiglia prima che Baroni tentasse di fregarci. Se qualcuno dovesse mettere le mani su quei documenti originali depositati nella cassetta di sicurezza della villa, potrebbe rivendicare diritti miliardiorari sullo sfruttamento della risorsa idrica e mineraria." Il silenzio che seguì la lettura di quelle righe fu denso di implicazioni pesanti come macigni.

Ecco perché Lorenzo era così ossessionato da quei terreni; pur non conoscendo i dettagli tecnici della falda o dei minerali, aveva intuito che c'erano soldi facili da fare vendendo le quote a qualche palazzoro o speculatore senza scrupoli. Ed ecco perché Antonio Baroni era tornato dall'ombra: sapeva che, se fosse riuscito a trovare i documenti originali prima che la proprietà passasse definitivamente sotto il mio controllo legale assoluto, avrebbe potuto ricattare lo Stato o rivendicare la titolarità di quei diritti minerari miliardari.

"Signora Ferri," disse il maresciallo Moretti con un tono di voce che non ammetteva repliche, "questa lettera cambia completamente la natura del caso. Non siamo più di fronte a una semplice disputa familiare o a un tentativo di circonvenzione d'incapace da parte di suo figlio. Qui siamo di fronte a un'organizzazione criminale internazionale guidata da un uomo senza scrupoli che è disposto a tutto pur di mettere le mani su quel patrimonio." "Lo so bene, maresciallo," risposi raddrizzando le spalle e appoggiando le mani sul bastone con fermezza.

"Ed è per questo che non possiamo permetterci di aspettare che facciano un'altra mossa. Dobbiamo batterli sul tempo." Moretti mi guardò con un misto di sorpresa e ammirazione. "E cosa ha in mente di fare, signora?" "Ho intenzione di andare alla villa sul lago di Como," risposi guardandolo negli occhi con una determinazione incrollabile. "Stasera stessa.

Ho la chiave d'ottone originale, ho la lettera di mio marito, e ho intenzione di chiudere questa storia una volta per tutte, prima che sia Baroni a trovarmi." Il maresciallo rimase in silenzio per qualche istante, soppesando i rischi enormi di una simile mossa, poi accennò un lento cenno d'assenso. "D'accordo, signora Ferri. Ma non ci andrà da sola.

Metterò una squadra speciale in borghese a nostra protezione, e la accompagneremo passo dopo passo fino alle porte della villa." Non sapevo cosa ci attendesse sulle sponde nebbiose del lago di Como quella notte, ma sapevo con assoluta certezza che ero pronta a chiudere i conti con il passato.