Parte 11
Il suono della voce di mio figlio che risuonava tra le pareti umide della vecchia cantina mi trafisse il petto come una lama di coltello affilata. Lorenzo non era rimasto a Milano a leccarsi le ferite dopo la disastrosa sconfitta in tribunale; si era messo in viaggio, aveva preceduto tutti o addirittura aveva stretto un accordo sotterraneo con l'uomo che aveva cercato di rovinare la nostra famiglia trent'anni prima.
L'agente Bianchi fece un cenno silenzioso all'appuntato e al maresciallo Moretti, che ci avevano raggiunto rapidamente dall'esterno dopo che avevamo aperto la porta di servizio. Ci muovemmo in fila indiana lungo la scalinata in pietra che saliva dalla cantina verso il corridoio buio del piano terra, muovendoci con la massima cautela per evitare che il legno o la ghiaia potessero tradire la nostra presenza.
Le voci dall'ampio salone principale si fecero via via più nitide, amplificate dall'acustica delle volte in pietra della villa. "Ti avevo detto di non fare stupidaggini in tribunale, Antonio!" urlava Lorenzo con una voce alterata dalla rabbia e dal panico, sbattendo apparentemente la mano contro una superficie di legno. "Se fossi stato zitto e mi avessi dato retta fin dall'inizio, avremmo chiuso quella pratica di interdizione senza tirare in mezzo i carabinieri e la stampa!" La risposta di Antonio Baroni arrivò gelida, calma, intrisa di quel cinismo sprezzante che ricordavo perfettamente dai tempi in cui cercava di truffare mio marito. "Calma i bollenti spiriti, giovanotto," replicò Baroni con un tono sarcastico che faceva gelare il sangue. "Tuo padre era un genio della finanza, ma aveva un difetto imperdonabile: si fidava troppo della moglie e della legge. Tu, invece, hai ereditato solo la sua avidità senza avere un grammo della sua intelligenza. Se siamo qui adesso è perché i tuoi piani fallimentari ci hanno costretti ad accelerare i tempi. I documenti originali della concessione mineraria devono saltare fuori prima che la vecchia rimetta piede qui dentro con i suoi avvocati." Rimasi immobile nell'ombra del corridoio, a pochi passi dall'ingresso del salone, con il cuore che batteva forte ma la mente lucida come una lama d'acciaio.
Guardai il maresciallo Moretti, che fece un cenno d'intesa ai suoi uomini, impugnando saldamente la pistola d'ordinanza e preparandosi a intervenire al mio segnale. Feci un passo avanti, spingendo la pesante porta socchiusa del salone ed entrando nella stanza con il mio bastone ben saldo nella mano destra, mentre la luce della mia torcia e quella degli agenti illuminavano improvvisamente la scena.
Nel centro del salone, illuminati da una lampada a batteria posta su un vecchio tavolo polveroso, c'erano Lorenzo e Antonio Baroni. Baroni era un uomo sulla settantina, con i capelli completamente bianchi pettinati all'indietro, un cappotto sartoriale di cachemire e lo stesso identico fermacravatta d'argento che avevamo trovato in giardino, ora privo di un gemello.
Quando mi videro emergere dall'ombra del corridoio, segnata dal cappotto antracite e dallo sguardo inflessibile, entrambi rimasero pietrificati come se avessero visto un fantasma. Lorenzo spalancò la bocca, sbiancando di colpo peggio di quanto avesse fatto in tribunale. "M-mamma...?" balbettò, facendo un passo indietro e urtando contro la spalla di Baroni.
"Cosa... cosa ci fai tu qui?" "Credevi davvero che fossi così vecchia e rimbambita da non capire il vostro giochino, Lorenzo?" dissi con voce ferma, avanzando lentamente nel mezzo della stanza, mentre i carabinieri sbucavano da ogni angolo circondandoli con le armi spianate. Antonio Baroni, dopo un primo istante di smarrimento, accennò un sorriso freddo e calcolato, cercando di mantenere una finta compostezza aristocratica.
"Signora Ferri... che sorpresa piacevole rivederla dopo tanti anni," disse Baroni con un inchino ironico. "Vedo che il tempo non ha intaccato il suo talento per i colpi di scena teatrali." "Risparmia le tue cortesie da truffatore, Antonio," replicai fermandomi a pochi metri da lui, puntandogli contro il mio bastone come se fosse una spada. "La festa è finita.
Siete circondati." Il maresciallo Moretti fece un passo avanti, mostrando i distintivi e ordinando a entrambi di mettere le mani dietro la schiena. "Carabinieri! Siete in arresto per tentata estorsione, violazione di domicilio aggravata e associazione a delinquere finalizzata alla frode patrimoniale!" Lorenzo scoppiò in un pianto isterico, gettandosi quasi in ginocchio e cercando di giustificarsi con me.
"Mamma, perdonami! È stato lui! È stato Baroni a cercarmi su LinkedIn tre mesi fa, dicendomi che c'erano milioni di euro nascosti qui dentro che ci spettavano di diritto! Mi ha convinto lui a fare l'istanza di interdizione!" Guardai mio figlio con un profondo senso di pietà mista a delusione infinita. "Hai scelto la tua strada, Lorenzo," dissi freddamente, mentre i carabinieri stringevano le manette ai suoi polsi e a quelli di Baroni.
"Ora te ne assumerai ogni singola responsabilità." Ma proprio mentre l'operazione di polizia sembrava conclusa con successo, un improvviso boato sordo provenne dalla parete di fondo del salone, seguito da un odore acre di fumo e gas che ci fece voltare tutti di scatto verso la nicchia della vecchia cassetta di sicurezza.






