IL SEGRETO DEI RAVENNA
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IL SEGRETO DEI RAVENNA

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PARTE 7: L'INTRUSO NEI SOTTERRANEI

Il cuore batteva forte nel mio petto, ma la mente rimase fredda e lucida come l'acciaio della chiave che stringevo ancora nella mano destra. L'intruso non aveva acceso alcuna torcia, il che significava che conosceva perfettamente la planimetria di quei cunicoli bui e sapeva esattamente dove si trovava la stanza blindata. La figura incappucciata avanzò di un altro passo, oltrepassando la soglia della cassaforte segreta.

Attraverso la fessura tra i miei scaffali di metallo, riuscii a intravedere il profilo di una persona snella, avvolta in un cappotto scuro con il cappuccio abbassato per nascondere il viso. La persona si fermò al centro della stanza, guardandosi intorno con circospezione prima di estrarre dalla tasca una piccola torcia tascabile a luce bluastra. Il fascio di luce fredda spazzò rapidamente i ripiani polverosi, sfiorando i fascicoli storici e fermandosi infine sui documenti sparsi che avevo lasciato sul tavolo in legno. «So che sei qui», sussurrò una voce femminile, bassa ma stranamente familiare, che riecheggiò leggermente contro le pareti di cemento armato. «Non ha senso nascondersi, Elena.» Il respiro mi si bloccò per un istante.

Riconobbi immediatamente quella voce, nonostante il tentativo di modulzarla per renderla irriconoscibile. Era Beatrice, l'ex fedele amica e spalla di Sofia, colei che aveva registrato e diffuso il video dell'umiliazione nella sala da pranzo. Uscii lentamente dall'ombra, puntando la mia torcia direttamente sul suo volto sorpreso. Beatrice sussultò, indietreggiando di scatto fino a urtare contro lo spigolo di un armadio metallico, mentre il cappuccio le scivolava all'indietro rivelando i capelli biondi leggermente arruffati e gli occhi sgranati per la paura. «Beatrice», dissi con voce calma e tagliente, facendo eco nel silenzio della cripta sotterranea. «Sembra che tu abbia un pessimo senso dell'orientamento per trovarti a quest'ora della notte nei sotterranei riservati della scuola.» Beatrice cercò di ricomporsi, stringendo i pugni lungo i fianchi e cercando di assumere un'espressione di sfida che però tradiva un terrore profondo. «Io... mi sono semplicemente persa mentre cercavo un'uscita secondaria dopo aver recuperato alcuni miei effetti personali lasciati nel vecchio armadietto degli studenti», balbettò, cercando di mantenere un tono di voce fermo. «Una bugia davvero poco convincente, Beatrice», risposi facendo un passo deciso verso di lei, costringendola a indietreggiare ulteriormente. «A quest'ora i cancelli principali sono chiusi e gli studenti non hanno accesso ai settori sotterranei senza le chiavi di sicurezza magnetiche che solo la direzione possiede.

Chi ti ha mandato? È stata Sofia a pagarti per trafugare i documenti compromettenti prima che la polizia economica li analizzi?» Il nome di Sofia sembrò colpire nel segno. Beatrice distolse lo sguardo per un secondo, mordendosi il labbro inferiore in un evidente segno di cedimento psicologico. Sapeva perfettamente che la caduta della famiglia Ravenna aveva trascinato con sé chiunque fosse stato troppo vicino ai loro affari illeciti. «Sofia non c'entra niente», sbottò infine Beatrice con voce isterica, perdendo la sua maschera di sicurezza. «Lei è già finita, è partita per la campagna con la sua famiglia in disgrazia!

Ma ci sono altre persone in questa città, persone molto più potenti dei Ravenna, che non permetteranno mai che quei fascicoli vengano pubblicati!» Un brivido di gelido trionfo mi percorse la schiena. La rete della corruzione era molto più ampia di quanto avessi immaginato inizialmente; i Ravenna erano soltanto la punta dell'iceberg di un sistema di potere marcio che aveva governato l'istituto e la città per decenni. «Quali persone, Beatrice?» domandò una voce profonda e autororea proveniente improvvisamente dal corridoio buio alle nostre spalle.

Entrambe ci voltammo di scatto. Dalle ombre del corridoio emerse la figura imponente del preside Victor Vance, accompagnato da due guardie di sicurezza private dell'istituto con il volto serio e deciso. Beatrice impallidì mortalmente, rendendosi conto di essere completamente intrappolata. La partita nell'ombra era appena diventata molto più pericolosa.