5. La Denuncia in Procura e l'intervento della Guardia di Finanza
La mattina in cui decidemmo di depositare formalmente la denuncia presso la Procura della Repubblica di Milano fu caratterizzata da un silenzio carico di aspettativa e di tensione nervosa. Accompagnate dal nostro avvocato penalista, un professionista rigoroso e stimato di nome Lorenzo Rinaldi, varcammo le porte del palazzo di giustizia con il pesante faldone di prove che avevamo meticolosamente assemblato nelle settimane precedenti.
Il pubblico ministero che prese in carico il nostro caso, il dottor Marini, un magistrato noto per la sua implacabile determinazione contro i reati finanziari e la corruzione d'azienda, esaminò i materiali con estrema attenzione per oltre due ore. Quando ascoltò la registrazione della segreteria telefonica e lesse la deposizione giurata di Marta, il suo volto si indurì visibilmente.
"Ci sono tutti gli elementi per configurare i reati di truffa aggravata, falsità ideologica in atti pubblici e calunnia premeditata," sentenziò il magistrato con voce ferma, firmando immediatamente i decreti di perquisizione e sequestro per gli uffici della filiale milanese e per le abitazioni private di Moretti e Donatella. L'intervento della Guardia di Finanza scattò all'alba del giorno successivo: le fiamme gialle fecero irruzione negli uffici aziendali sequestrando server, computer e documenti contabili prima che i dirigenti potessero distruggere le prove compromettenti.
La notizia trapelò rapidamente sui principali quotidiani economici nazionali, trasformandosi in uno scandalo di proporzioni gigantesche che scosse profondamente il settore finanziario milanese e gettando nel panico i vertici dell'intera multinazionale.






