«Non prenderai nemmeno un euro, Chiara», disse mia suocera davanti a tutti
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«Non prenderai nemmeno un euro, Chiara», disse mia suocera davanti a tutti

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Parte 7 – La reazione di Miriam e l'arrivo di Giulia

Il silenzio che calò nella grande cucina fu così profondo che si poteva udire chiaramente il ticchettio dell'orologio a pendolo appeso nel corridoio. Miriam fissava la busta gialla come se fosse un ordigno pronto a esplodere. Il suo volto, solitamente così sicuro e spavaldo, perse improvvisamente colore.

«Che cos'è questa pagliacciata?», esalò lei con voce rauca, avanzando di un passo e indicando la busta con un dito tremante. «Una lettera d'amore? Un vecchio ricordo da rigattiere? Qui stiamo parlando di affari seri, di beni immobiliari del valore di centinaia di migliaia di euro, non delle tue sciocchezze da bibliotecaria!»

Non mi scomposi. Mantenni lo sguardo fisso nei suoi occhi, avvertendo la tensione di Marco che mi teneva la mano stretta dietro la schiena.

«Non è una lettera d'amore, Miriam», risposi, appoggiando delicatamente la punta delle dita sulla busta. «È l'ultimo atto firmato da tuo marito tre anni fa. Un documento ufficiale registrato e protetto da garanzie legali che tu, nella tua fretta di svendere la sua vita per comprare quote e estinguere debiti, non hai neppure lontanamente contemplato.»

L'architetto Moretti, incuriosito e visibilmente a disagio per la piega che stava prendendo la situazione, fece un passo avanti, aprendo la sua cartella di pelle. «Scusate... se c'è un documento ufficiale o un testamento depositato, io non posso procedere con la stima commerciale ai fini della vendita immediata. La legge impone la sospensione di qualsiasi operazione di alienazione fino alla verifica formale dello stato successorio.»

«Non c'è nessun testamento!», urlò Miriam, perdendo finalmente il controllo e battendo una mano aperta sul tavolo di marmo. Il tonfo fece sobbalzare i bicchieri avanzati dal rinfresco del giorno prima. «Mio marito non mi ha mai nascosto nulla! Io ero sua moglie! Io sapevo tutto di lui!»

«Evidentemente no», si intromise Marco con voce fredda, guardando la madre dritto negli occhi per la prima volta nella sua vita senza abbassare lo sguardo. «Perché se ci fosse una cosa che abbiamo imparato in questi anni è che papà si fidava molto di più di Chiara che della sua stessa famiglia. E il motivo è sotto i nostri occhi.»

In quel preciso istante, il portone d'ingresso si aprì con uno scatto e dei passi veloci risonno nell'atrio. Un secondo dopo, Giulia irruppe in cucina con il cappotto slacciato e il viso contratto dalla rabbia. Aveva saputo della visita dell'architetto ed era corsa lì per non perdere la sua fetta di torta.

«Allora?! A quanto ammonta la stima?!», esordì Giulia senza fiato, fermandosi sulla soglia della cucina. Poi vide noi, vide la tensione palpabile nell'aria, e soprattutto vide la busta gialla sul tavolo. «Che succede qui? Perché c'è quella faccia da funerale? Ancora più di ieri, intendo.»

Nessuno rispose subito. Miriam respirava affannosamente, con il petto che si alzava e si abbassava sotto il tailleur nero, incapace di distogliere lo sguardo da quella busta che minacciava di mandare in frantumi tutti i suoi piani di rendita dorata sul lago di Como.

«Giulia», disse Miriam con un filo di voce, indicandomi con un cenno del capo. «La signorina qui presente sostiene che ci sia un documento segreto. Qualcosa che avrebbe firmato tuo padre tre anni fa alle nostre spalle.»

Giulia scoppiò in una risata isterica, guardandomi con un misto di disprezzo e superiorità. «Un documento segreto? Ma vi rendete conto di quello che state dicendo? Chiara, ma ti rendi conto della ridicolassero in cui ti stai cacciando? Vuoi inventarti un testamento falso per avere una parte della nostra villa?! Ti denuncio per circonvenzione e falsificazione di atti! È un reato penale, lo sai?!»

Sorrisi leggermente, tirando fuori dalla tasca della giacca la piccola chiave d'ottone e posandola accanto alla busta gialla. La chiave tintinnò debolmente sul marmo.

«Non c'è nulla di falso, Giulia», dissi con calma olimpica. «E domani mattina, nello studio del notaio Rinaldi a Como, avrete tutte le conferme di cui avete bisogno. Oggi siamo qui solo per dirvi che la vostra festa è ufficialmente finita prima ancora di cominciare.»