«Non prenderai nemmeno un euro, Chiara», disse mia suocera davanti a tutti
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«Non prenderai nemmeno un euro, Chiara», disse mia suocera davanti a tutti

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Parte 6 – L'arrivo alla villa e la tensione nell'aria

Il viaggio da Monza a Bergamo durò meno di quarantacinque minuti, ma sembrò un'eternità. Il cielo sopra la città era grigio, pesante, minaccioso, esattamente come l'atmosfera che sapevamo di trovare varcando il cancello della grande villa di famiglia. La proprietà si ergeva maestosa in una delle zone residenziali più esclusive della periferia bergamasca: un ampio giardino curato nei minimi dettagli, alte siepi di Bosso, una facciata in pietra chiara e grandi vetrate che riflettevano la luce cupa della mattina.

Quando Marco parcheggiò l'auto nel vialetto d'accesso, notammo subito che c'era già un'altra vettura parcheggiata: una berlina grigia metallizzata appartenente all'architetto Moretti, il professionista incaricato da Miriam di effettuare la stima commerciale dell'immobile.

Scendemmo dall'auto. L'aria era fredda, frizzante. Marco mi prese la mano per un istante, stringendola forte, come a cercare un ultimo baluardo di coraggio prima di affrontare la tempesta.

«Sei pronta?», mi chiese con un sorriso teso.

«Più che mai», risposi, infilando la mano nella borsa per accertarmi che la busta gialla e la chiave d'ottone fossero ben al sicuro.

Salimmo i tre gradini d'ingresso e trovammo la porta principale socchiusa. Dall'interno provenivano voci concitate. Quella stridula e inconfondibile di Miriam e quella più pacata ma professionale di un uomo adulto, presumibilmente l'architetto.

Entrammo nell'atrio d'ingresso, caratterizzato dal pavimento in seminato veneziano e dalle pareti decorate con stucchi d'epoca. La cucina, dove si era consumata la riunione contabile della sera precedente, era poco più avanti.

«Ah, eccoli finalmente!», tuonò la voce di Miriam non appena ci vide comparire sulla soglia. Era in piedi vicino al grande tavolo di marmo, con un tailleur nero impeccabile e i capelli perfettamente messi in piega, nonostante il lutto recente. Accanto a lei c'era un uomo sulla cinquantina con una cartella di pelle sottobraccio: l'architetto Moretti.

«Si può sapere che fine avete fatto?», continuò Miriam, avanzando di qualche passo con fare inquisitorio. «L'architetto è qui da dieci minuti e noi stiamo perdendo tempo prezioso. E tu, Chiara, che ci fai ancora qui? Non ti avevo detto chiaramente ieri sera di rimanere nel tuo buco a Monza?»

Marco fece un passo avanti, mettendosi davanti a me con le spalle larghe. «Mamma, smettila di parlare così a mia moglie. Chiara viene dove vuole, ed è qui perché questa casa appartiene anche a noi, o comunque fa parte di un patrimonio che va valutato con trasparenza.»

Miriam sgranò gli occhi, indignata da quella risposta che non si aspettava affatto. «Trasparenza?! Ma sei impazzito?! Questa casa vale ottocentomila euro sul mercato attuale! Io ho già stabilito le quote per te, per Giulia e per me. La divisione è fatta, i conti sono chiusi!»

L'architetto Moretti tossicchiò imbarazzato, sistemandosi gli occhiali sul setto nasale. «Signora Miriam, in realtà... beh, fino alla lettura ufficiale delle disposizioni testamentarie o alla verifica dei registri immobiliari presso la conservatoria, la divisione è puramente indicativa. Non c'è ancora nulla di legalmente vincolante.»

Miriam si voltò di scatto verso il professionista, con un sorriso tirato. «Architetto, mio marito non ha mai depositato alcun testamento! Era un uomo semplice, un costruttore vecchio stampo, non faceva queste cose da avvocati. Questa villa è in comunione legale e parte della successione legittima spetta a me e ai miei figli naturali. Punto.»

Feci un passo avanti, estraendo lentamente la busta gialla dalla borsa e posandola sul tavolo di marmo, proprio nello stesso punto esatto dove la sera prima Miriam aveva poggiato la calcolatrice.

«Sei proprio sicura, Miriam?», chiesi con voce calma, quasi sussurrata, ma capace di gelare il sangue a tutti i presenti nella stanza.

Miriam fissò la busta gialla. Il suo sguardo passò dal pezzo di carta logoro al mio viso, mentre un lampo di improvvisa inquietudine le attraversava gli occhi.