Il figlio che avrebbe dovuto ereditare tutto
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Il figlio che avrebbe dovuto ereditare tutto

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Parte 9 — I fantasmi non muoiono mai

Un anno dopo. La primavera europea aveva portando una temperatura mite e il profumo di fioritura nei pressi della base di Ramstein. Il mio lavoro come Capo della Divisione Intelligence e Audit procede a ritmo serrato; sotto la mia supervisione, l'intera rete di contratti della Difesa era stata ripulita da qualsiasi elemento corrotto, rendendo la mia unità un modello di efficienza riconosciuto a livello internazionale.

Le bambine stavano crescendo rapidamente. Nora, a dieci anni, dimostrava una mente brillante e analitica, prima della classe in matematica e scienze. Sophie, a otto anni, aveva superato del tutto l'ansia che la soffocava in passato, diventando un'abile giocatrice di scacchi e una pittrice piena di talento. Il cognome Hartwell era ormai l'unico che riconoscessero come proprio.

Tuttavia, la quiete di quella domenica mattina fu interrotta dall'arrivo improvvisto di un elicottero della Polizia di Stato Tedesca, che atterrò nella piazzola d'emergenza alle spalle del mio comando.

Il Capitano Miller entrò nel mio studio senza nemmeno bussare, un segnale che indicava una gravità estrema.

«Signora Colonnello» disse Miller con tono teso. «Abbiamo un'allerta di sicurezza di Livello Rosso dalla prigione di Allenwood, negli Stati Uniti.»

Alzai lo sguardo dai documenti. «Julian?»

«No, signora» rispose Miller. «Il Senatore Marcus Sterling. Durante il suo trasferimento verso il tribunale federale per il processo d'appello, il convoglio è stato attaccato da un commando armato non identificato. Sterling è stato fatto evadere. Tre guardie federali sono rimaste ferite.»

Mi alzai immediatamente in piedi. «Chi ha organizzato l'assalto?»

«I servizi segreti ritengono che Sterling avesse una rete di protezione estera finanziata con i fondi del Progetto Aegis-7 che non eravamo riusciti a rintracciare nei suoi conti personali. Ma la cosa più preoccupante è un'altra.» Miller attivò lo schermo della sala riunioni. «Un'ora fa, la cella di Julian Vance ad Allenwood è stata trovata aperta. Julian è scomparso insieme a Sterling.»

Aggrottai le sopracciglia. «Julian? Perché Sterling dovrebbe far evadere un uomo che odia e che ha fatto fallire?»

«Non lo ha fatto evadere per salvarlo, signora» spiegò Miller con gravità. «Riteniamo che Sterling abbia rapito Julian per costringere la famiglia Vance a rivelare le chiavi d'accesso dell'ultimo server di backup del sistema Aegis-7. Un server le cui credenziali d'accesso critiche sono state modificate da lei cinque anni fa, prima del divorzio.»

Un brivido freddo mi percorse la schiena. Sterling non voleva soltanto la sua libertà: voleva completare il furto del brevetto militare satellitare. E sapeva che l'unico modo per costringermi a consegnargli i codici era usare Julian come merce di scambio, oppure attaccare direttamente me e le mie figlie.

«Attivate immediatamente il Protocollo di Isolamento per le bambine» ordinai fermamente. «Trasferitele nel bunker sotterraneo della base sotto la protezione della Prima Squadra Comandoc. Nessuno entra e nessuno esce senza la mia autorizzazione biometrica.»

«Agli ordini, Colonnello!» rispose Miller, correndo fuori per eseguire.

Mi avvicinai alla finestra del mio ufficio, guardando i soldati che prendevano posizione attorno al perimetro della base. Per oltre un anno avevo creduto che il passato fosse stato sepolto sotto le rovine finanziarie dei Vance. Ma avevo dimenticato una regola fondamentale dell'intelligence: i criminali messi alle strette diventano pericolosi come bestie ferite.

Il mio telefono tattico criptato vibrò sulla scrivania. Un segnale satellitare non tracciabile stava tentando di stabilire una connessione video diretta.

Risposi al segnale, e la figura di Marcus Sterling apparve sullo schermo. Si trovava all'interno di un hangar sotterraneo scuro. Alle sue spalle, legato a una sedia di metallo, c'era Julian Vance. Il suo viso era coperto di lividi e le sue mani erano insanguinate.

«Buongiorno, Colonnello Hartwell» disse Sterling con un sorriso distorto e folle. «Vedo che la sua carriera prosegue a gonfie vele mentre io ho dovuto passare sei mesi in una cella maleodorante.»

«Sterling» dissi con voce ferma e glaciale. «Stai commettendo un errore giudiziario che ti costerà la vita. La base di Ramstein è blindata. Non hai alcuna via di fuga.»

«Non mi interessa la base di Ramstein, Evelyn» ridacchiò Sterling, afferrando Julian per i capelli e tirandogli la testa all'indietro. Julian emise un gemito di dolore soffocato. «Il tuo ex marito qui presenti mi ha appena confessato che gli unici codici di decrittazione per il Progetto Aegis-7 sono memorizzati nel tuo chip di sicurezza personale. Quello che porti sempre al collo.»

«Evelyn...» rantolò Julian attraverso le labbra gonfie, guardando la telecamera con occhi disperati. «Non... non dargli niente... non venire... ti prego... proteggi le bambine...»

Sterling gli sferrò un pugno nello stomaco, facendo piegare Julian in due dal dolore. «Taci, fallito!» Poi Sterling torno a fissarmi. «Hai dodici ore di tempo, Colonnello. Viene da sola al punto di coordinate che ti invierò tra poco, oppure invierò la testa del padre delle tue figlie direttamente alla porta di casa tua.»

«La linea si interruppe improvvisamente.»

Fissai lo schermo nero. Sterling pensava di potermi ricattare usando l'uomo che mi aveva tradita. Non capiva che non ero più la moglie silenziosa che assisteva impotente alle loro trame.

Ero un Colonnello dell'Intelligence Strategica. E Sterling aveva appena commesso il più grande errore della sua vita dandomi le sue coordinate.

* * *