Parte 10 — Operazione Resa dei Conti
L'hangar abbandonato si trovava nella regione industriale della Ruhr, a duecento chilometri dal confine belga. Un tempo fabbrica di componenti meccanici, la struttura era circondata da vecchi depositi arrugginiti e recinzioni di filo spinato. La pioggia batteva forte sui tetti in lamiera, coprendo i rumori della notte.
All'interno, Marcus Sterling camminava nervosamente davanti alla sedia su cui era legato Julian. Tre mercenari armati di fucili d'assalto piantonavano gli accessi principali, mantenendo lo sguardo fisso sulle porte di ferro sigillate.
«Mancano dieci minuti allo scadere del tempo» disse Sterling, controllando il suo orologio tattico. «Se non si presenta, ti sparo in testa e uso le tue impronte digitali per accedere ai vecchi server della Vance Enterprises.»
Julian alzò lentamente la testa, la vista appannata dal sangue e dal gonfiore. «Non verrà... Evelyn è troppo intelligente per cascare in una trappola del genere. E fa bene... io non valgo la sua vita. Non valgo nemmeno un singolo capello delle mie figlie...»
«Dovresti stare zitto, Julian» ringhiò Sterling. «Hai avuto una vita di lussi e privilegi e l'hai sprecata perché eri troppo occupato a fare il servetto di tuo padre e a farti raggirare da una ragazzina come Chloe. Sei un debole. Lo sei sempre stato.»
«Sì... sono stato un debole» disse Julian, con una voce strana, priva di paura, piena soltanto di una triste consapevolezza. «Ma Evelyn non lo è. Lei è ciò che io non sarò mai.»
In quel preciso istante, le luci dell'hangar si spensero contemporaneamente, facendo piombare la struttura nell'oscurità più totale.
«Cosa succede?!» urlò Sterling, estraendo la sua pistola. «Attivate i generatori d'emergenza! Guardie, coprite gli ingressi!»
Il suono sordo di due spari con silenziatore risuonò dal soffitto dell'hangar. Due dei mercenari caddero a terra senza nemmeno avere il tempo di gridare.
«È qui! È qui dentro!» strillò il terzo mercenario nel panico, sparando raffiche di proiettili alla cieca verso le passerelle superiori.
Un'ombra si mosse con velocità fulminea dall'oscurità. Prima che il mercenario potesse ricaricare l'arma, una figura in tenuta da combattimento nera e visore notturno compì un balzo preciso, disarmando l'uomo con un calcio secco e stendendolo a terra con un colpo al nervo vago.
Sterling indietreggiò, tremando violentemente e puntando la sua arma verso il centro della stanza. «Chi c'è?! Fatti vedere! Ho la pistola puntata su Julian! Se fai un solo passo gli sparo!»
Una luce tattica ad altissima intensità si accese d'improvviso, accecando Sterling. L'uomo si coprì gli occhi con il braccio, facendo cadere la pistola dalla presa mentre un colpo di precisione gli perforava il polso diritto.
Sterling emise un urlo straziante, accasciandosi a terra e stringendosi il braccio insanguinato.
La luce si stabilizzò. Avanzai lentamente verso di lui, impugnando la mia pistola d'ordinanza con la mano destra. La mia uniforme da combattimento era completamente asciutta sotto il giubbotto antiproiettile, il mio volto calmo e impassibile.
«Te l'avevo detto, Sterling» dissi con voce fredda. «La base di Ramstein non era il mio unico territorio.»
Dietro di me, quattro operatori delle Forze Speciali fecero ingresso nell'hangar, mettendo in sicurezza la zona e ammanettando i mercenari svenuti.
Julian fissò la mia figura illuminata dalla luce tattica. I suoi occhi si riempirono di lacrime di incredulità e vergogna. «Evelyn... sei... sei venuta davvero...»
Mi avvicinai a lui, estraendo un coltello tattico dalla cintura per tagliare le corde di canapa che gli legavano i polsi e le caviglie.
«Non sono venuta per te, Julian» dissi a bassa voce mentre le corde cadevano a terra. «Sono venuta per chiudere definitivamente i conti con Sterling e impedire che il brevetto Aegis-7 finisse sul mercato nero. Ma il fatto che tu non abbia rivelato i codici pur di proteggere la sicurezza delle bambine... è la prima cosa decente che tu abbia fatto negli ultimi dodici anni.»
Julian si lasciò cadere a terra, strofinandosi i polsi piagati e piangendo disperatamente sul pavimento sporco dell'hangar. «Mi dispiace... Evelyn... mi dispiace così tanto per tutto...»
I medici militari entrarono nell'hangar per prestare le prime cure a Julian e prendere in custodia Sterling, che imprecava e urlava mentre veniva caricato su un'ambulanza blindata.
Il Capitano Miller mi si avvicinò, salutando. «Operazione completata con successo, Colonnello. Sterling verrà estradato direttamente nel prigione di massima sicurezza di ADX Florence. Non uscirà mai più di prigione.»
«E Julian?» chiesi.
«Sarà riportato al penitenziario di Allenwood dopo le cure mediche. Gli verranno concessi tre mesi di riduzione della pena per la sua collaborazione involontaria nelle indagini anti-terrorismo.»
Guardai Julian mentre veniva fatto salire su un veicolo medico. Per un breve istante, i nostri sguardi si incrociarono. Non c'era più odio tra noi, non c'era più rancore. Soltanto un oceano di distanza incancellabile.
Lui accennò un debole cenno del capo, un ultimo gesto di resa e rispetto verso la donna che aveva calpestato e che ora gli aveva salvato la vita.
Mi voltai e salii sull'elicottero che mi avrebbe riportata alla base, dove Nora e Sophie mi stavano aspettando per fare colazione insieme. La tempesta era finalmente passata.
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