PARTE 6 — IL VELENO SOTTO LA SETA E LA TRAMA OSCURA DI PRIYA
L'aria nello studio si fece improvvisamente pesante, quasi tossica. La rivelazione dell'ispettore cadeva come un macigno sulle ultime illusioni di Marco, che rimase immobile, a bocca aperta, fissando il poliziotto con uno sguardo pieno di incomprensione e terrore.
— Fiale medicinali? Passaporti falsi? — balbettò Marco, la voce ridotta ad un soffio rauco. — Non... non è possibile. Priya mi aveva detto che quelle transazioni servivano per acquistare una proprietà a Saint-Tropez per il nostro futuro! Mi diceva che era un investimento riservato!
Il Giudice Valli prese la busta trasparente delle prove che l'ispettore gli stava porgendo. All'interno vi erano tre fiale di vetro scuro senza etichetta e un passaporto della Repubblica Dominicana recante la foto di Priya, ma con un nome del tutto diverso: Elena Gomez.
— Signor Marco — disse il Giudice Valli con tono solenne e spietato — la donna che lei ha sposato oggi, o che credeva di aver sposato, non è figlia della nobiltà finanziaria piemontese come vi aveva fatto credere. È un'impostora professionista ricercata in tre paesi europei per truffa aggravata, circonvenzione d'incapace e frode patrimoniale. Ha già prosciugato il patrimonio di due facoltosi vedovi in Spagna e in Svizzera prima di venire a Milano.
Marco si portò le mani alla testa, emettendo un grido soffocato, un lamento viscerale che pareva l'urlo di un animale ferito. — No! No! Non è vero! Lei mi amava! Abbiamo organizzato questo matrimonio per mesi!
— Lei non ha mai amato nessuno se non il denaro, Marco — intervenni io, rimanendo impassibile sulla mia sedia a rotelle. — Io l'avevo capito fin dal primo giorno in cui l'hai portata in questa casa. Una donna che non guarda negli occhi la servitù, che tratta i lavoratori con arroganza e che calpesta la dignità di una madre inferma non è una donna capace d'amore. È solo un predatore in cerca della sua preda. E tu sei stato la sua preda perfetta, accecato dalla tua vanità.
L'ispettore continuò la sua spiegazione, mostrando un dossier della Polizia Internazionale. — Dalle analisi preliminari effettuate dal nostro laboratorio chimico sul campione rilevato nelle fiale, si tratta di un potente sedativo a lento rilascio. Somministrato in piccole dosi quotidiane nei cibi o nelle bevande, provoca uno stato di confusione mentale progressivo, perdita di memoria e sintomi del tutto assimilabili alla demenza senile precoce.
Un brivido gelido mi attraversò la schiena, nonostante la mia apparente calma. Guardai le mie mani tremanti. Negli ultimi tre mesi, prima che mi rifiutassi di prendere le tisane che Priya mi preparava personalmente ogni sera con una premura visibilmente falsa, avevo iniziato a soffrire di fortissimi capogiri e vuoti di memoria improvvisi.
— Era lei... — mormorai sottovoce, chiudendo gli occhi per un istante. — Era lei che mi metteva quelle gocce nel tè. Voleva farmi impazzire del tutto per costringere i medici ad avallare la perizia di incapacità legale.
Marco guardò la busta con le fiale, poi guardò me, e infine si rese conto della tremenda verità: non solo aveva abbandonato sua madre, ma era stato complice involontario del lento avvelenamento della donna che gli aveva dato la vita.
— Mamma... io non lo sapevo! Giuro su Dio, non sapevo nulla delle gocce! — urlò Marco disperato, gettandosi di nuovo ai miei piedi, tentando di afferrarmi i lembi del abito. — Credevo che fossi davvero malata! Priya mi diceva che i tuoi Vuoti di memoria erano dovuti all'età! Io non avrei mai voluto che ti facesse del male fisico! Credimi, ti prego, credimi!
— Forse non lo sapevi, Marco — risposi con voce glaciale, respingendolo con uno sguardo di puro disprezzo. — Ma la tua cecità e la tua avidità le hanno aperto la porta di questa casa. Tu le hai dato il potere di gestire i miei pasti, le mie visite mediche e la mia vita. Se io fossi morta in quella casa di cura isolata, le tue mani sarebbero state sporche di sangue quanto le sue.
L'avvocato Alessandro si schiarì la voce, interrompendo quella dolorosa rivelazione. — Giudice Valli, a questo punto la posizione penale del Signor Marco è estremamente complessa. Anche se non vi fosse concorso diretto nel tentativo di avvelenamento, sussiste la responsabilità oggettiva per la distrazione dei fondi societari trasferiti sui conti esteri dell'impostora.
— Esattamente — confermò il Giudice Valli. — Signor Marco, lei deve seguirci immediatamente in questura per rendere sommarie informazioni testimoniali e per rispondere delle accuse di malversazione finanziaria e concorso in frode.
Due agenti si avvicinarono a Marco, prendendolo per le braccia e sollevandolo di forza dal pavimento. L'uomo che poche ore prima si ergeva ad imperatore dell'alta società milanese era ora un involucro vuoto, distrutto dal peso delle sue stesse menzogne e dal tradimento della donna per la quale aveva venduto sua madre.
Mentre gli agenti lo scortavano verso la porta dello studio, Marco si voltò un'ultima volta verso di me, con gli occhi gonfi di lacrime e la voce spezzata:
— Mamma... mi perdonerai mai? Dimmi solo se un giorno potrai perdonarmi!
Io rimasi seduta sulla mia sedia a rotelle, la scatola di legno di mio marito stretta tra le mani. Non risposi. Il silenzio fu la sua unica risposta.
Quando la stanza si svuotò e rimasi sola con il Giudice Valli e l'avvocato Alessandro, la stanchezza di quella lunghissima giornata sembrò abbattersi su di me come un'onda d'urto. Ma non era una stanchezza di sconfitta; era il sollievo di chi ha finalmente ripulito la propria casa dalle serpi.
— E adesso, Rita? — chiese dolcemente Amedeo Valli, posando una mano protettiva sulla mia spalla. — Cosa intendi fare? La villa è tua, la società è sotto il tuo controllo. Ma la tua salute ha subito un duro colpo.
Trassi un lungo respiro, guardando la finestra dello studio da cui si vedeva l'alba che cominciava a schiarire il cielo sopra i tetti di Milano.
— Adesso, Amedeo... comincia la ricostruzione. Ma prima c'è un'ultima persona che devo incontrare. Una persona che tutti in questa famiglia hanno finto di dimenticare per vent'anni.
L'avvocato Alessandro sbarrò gli occhi per la sorpresa. — Non vorrà mica dire... lei?
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