PARTE 12 — LE OMBRE OLTRE I CONFINI E IL SEGRETO DELLA CERALACCA
La pergamena tra le mie dita emanava un leggero profumo di lavanda e cenere. Le parole erano scritte con un inchiostro stilografico nero, tracciate con una calligrafia elegante, quasi antica, che non apparteneva a nessuno dei protagonisti milanesi della nostra vicenda.
«Cara Rita, Hai abbattuto un albero marcio credendo di aver sradicato l'intera foresta. Il Conte Alberto Ranieri non era che un semplice contabile al servizio di un'alleanza finanziaria ben più vasta, estesa da Ginevra a Vienna. L'impero che hai trasformato in una Fondazione caritatevole poggia su terreni di cui non conosci ancora i veri titoli di proprietà. Se desideri proteggere i tuoi figli e la memoria di tuo marito Vittorio dalla tempesta che sta per abbattersi sul patrimonio dei Sartori, presentati domani pomeriggio al Caffè Cova di Via Montenapoleone. Vieni da sola. Un vecchio amico di Vittorio.»
Sofia mi fu subito accanto, notando l'improvviso cambio di colore sul mio volto. — Mamma, cos'è quella lettera? Chi ti scrive?
Nascosi rapidamente il foglio all'interno della mia borsa di pelle, ricomponendo un'espressione di assoluto controllo. Non volevo riempire di nuovo la vita dei miei figli di ansie e paure proprio ora che avevano ritrovato la serenità.
— Nulla di importante, Sofia — mentii con un leggero sorriso. — Solo una lettera di ringraziamento da parte di uno dei vecchi clienti di tuo padre.
Il Giudice Valli, tuttavia, con il suo occhio clinico da magistrato di lungo corso, non si lasciò ingannare. Mi lanciò uno sguardo d'intesa, attendendo che Sofia e Marco si allontanassero verso l'area ristoro con l'avvocato Alessandro per riavvicinarsi a me.
— Rita — disse Valli con tono basso e preoccupato. — Quello stemma sulla ceralacca... L'ho già visto trent'anni fa durante un'indagine sulle società offshore svizzere. È l'emblema della Famiglia Von Berg, una delle casate bancarie più potenti e private d'Europa.
Trassi un lungo respiro, guardando il pomolo d'argento del mio bastone. — Allora quello che c'è scritto qui dentro è vero, Amedeo. Ranieri non lavorava da solo.
— Ranieri era solo il loro braccio operativo in Italia — confermò Valli incrociando le braccia. — Se i Von Berg stanno entrando in gioco, significa che le proprietà immobiliari acquisite da tuo marito negli anni '70 nascondono qualcosa che va ben oltre il valore di mercato. Ti prego, Rita, non andare a quel meeting da sola. È una trappola!
— Ho affrontato mio figlio quando mi trattava come spazzatura — risposi con fierezza. — Ho affrontato la polizia, Priya e il Conte Ranieri davanti a tutta la Milano bene. Non sarò certo io ad aver paura di un fantasma che si nasconde dietro un simbolo di ceralacca. Devo sapere cosa ha lasciato mio marito Vittorio prima di chiudere gli occhi per sempre.
Il giorno seguente, alle tre del pomeriggio.
Il Caffè Cova di Via Montenapoleone era il tempio della tradizione e del lusso milanese. I tavolini di marmo, le pareti di legno scuro e i camerieri in livrea impeccabile richiamavano una clientela selezionata ed abituata alla massima riservatezza.
Entrai nel locale appoggiandomi al mio bastone. Non portavo con me guardie del corpo né avvocati. Indossavo il mio vestito di lana scura e la spilla di perle.
In un angolo riservato della sala da tè, parzialmente nascosto da una grande pianta di ficus e da tendaggi di velluto, era seduto un uomo anziano. Avrà avuto circa ottant'anni, vestito con un abito sartoriale grigio di fattura svizzera e con un bastone dal pomolo d'oro posato accanto alla sedia. La sua presenza emanava un potere freddo, distaccato, quasi sovrumano.
Quando mi vide avvicinare, l'uomo si alzò con estrema cortesia, compiendo un leggero inchino.
— Signora Rita Sartori — disse con un accento lievemente straniero, posato ed elegante. — È un onore immenso incontrare finalmente la donna che ha riscritto le regole del gioco finanziario a Milano. Sono il Barone Erich Von Berg.
Mi sedetti di fronte a lui senza accettare la mano che mi stava porgendo. — Risparmiamo i convenevoli, Barone. Avete usato il nome di mio marito per portarmi fin qui. Cosa volete dalla mia famiglia?
Von Berg sorrise dolcemente, facendo un cenno al cameriere per farci servire del tè caldo.
— Vostro marito Vittorio era un uomo straordinario, Rita — cominciò il Barone appoggiando le mani sul tavolo. — Un artista del tessuto e un uomo d'onore infallibile. Ma negli anni '70, per acquistare i terreni su cui sorge oggi la grande tenuta di famiglia e il laboratorio sartoriale, Vittorio dovette accettare un finanziamento riservato dalla nostra famiglia.
— Un finanziamento? — chiesi aggrottando le sopracciglia. — Vittorio non ha mai chiesto prestiti a stranieri. Abbiamo pagato ogni singolo mattone con il nostro lavoro!
Il Barone Von Berg estrasse da una valigetta di cuoio scuro un documento originale ingiallito dal tempo, datato 1974, recante in calce la firma inconfondibile di mio marito Vittorio e un sigillo d'oro con lo stesso stemma di ceralacca della lettera.
— Questo è un contratto di vendita condizionata, Signora Rita — spiegò Von Berg con voce serena ma implacabile. — Vostro marito ha ricevuto il capitale iniziale a una condizione precisa: dopo cinquant'anni, la titolarità dei terreni e di tutti i beni immobiliari edificati su di essi avrebbe dovuto fare ritorno alla holding Von Berg, a meno che non venisse restituito il capitale originario rivalutato secondo l'indice dell'oro.
Sbarrai gli occhi. Calcolai rapidamente l'importo. Cinquant'anni di rivalutazione dell'oro su un capitale di milioni di lire dell'epoca... significavano una cifra astronomica, impossibile da coprire persino con l'intero patrimonio della Fondazione.
— La scadenza di quei cinquant'anni — continuò il Barone guardando il suo orologio da tasca d'oro — cade esattamente tra quarantotto ore.
— È per questo che Ranieri voleva farmi dichiarare incapace! — esclamai comprendendo l'ultimo tassello del puzzle. — Ranieri lavorava per voi! Voleva far firmare a Marco la cessione dei beni prima scadesse il termine, in modo da prendersi i terreni senza che io potessi vedere questo documento!
— Ranieri era un intermediario ingordo che ha fallito il suo compito — ammise Von Berg senza scomposizione. — Ma il contratto rimane valido. Tra quarantotto ore, Signora Rita... la Fondazione Sartori, la villa e il laboratorio non tratterranno più alcuna proprietà. Sarete costretti a sgomberare del tutto.
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