Parte 8: La verità nascosta dietro la copertina
L'atmosfera nel soggiorno si era fatta irrespirabile. Le parole di Mai fluttuavano nell'aria come lame affilate, pronte a colpire senza lasciare scampo. Ngân rimase immobile, con la schiena leggermente tesa, sentendo il peso di un segreto che stava pericolosamente franando sotto i piedi di entrambe.
Mai fece un passo lento verso il tavolino, le dita curate sfiorarono la copertina in pelle marrone dell'album fotografico. Il suo volto era una maschera di fredda compostezza, ma nei suoi occhi brillava una luce oscura, un misto di trionfo e di un rancore antico che non aveva mai trovato pace.
«Pensi davvero che non sapessi nulla, Ngân?» esordì Mai, con un tono di voce così basso e sussurrato da risultare quasi spettrale. Sollevò lo sguardo per fissare l'amica dritta negli occhi. «Pensi che avrei mai permesso a un estraneo di infilare centinaia di scatti incentrati su di te in un album ufficiale del mio matrimonio, se non fossi stata io stessa a volerlo?»
Ngân sgranò gli occhi, sorpresa da quella confessione inaspettata. «Tu... tu sapevi di quelle foto? Ma allora perché... perché hai detto che le hai trovate nel materiale grezzo? Perché mi hai fatto credere che fosse stato un errore o un caso?»
Un sorriso sottile e crudele fiorì sulle labbra di Mai. Si allontanò di un passo dal tavolino, incrociando le braccia al petto con un'aria di regale superiorità.
«Perché volevo vedere fino a che punto saresti arrivata, cara» rispose Mai, con una freddezza che fece accapponare la pelle a Ngân. «Volevo vedere la tua faccia quando avresti aperto quel pacco e avresti capito di essere stata l'eterna comparsa, anche in un giorno in cui tutto il mondo avrebbe dovuto guardare me. Volevo che provassi quella stessa sensazione di inadeguatezza che mi porti dietro fin dai tempi dell'università.»
«Dell'università?» ripeté Ngân, incredula. «Mai, di cosa stai parlando? Io ti sono sempre stata accanto, ho condiviso con te ogni gioia e ogni delusione! Non ho mai cercato di metterti in ombra!»
«Oh, davvero?» scattò Mai, perdendo per un solo istante la sua imperturbabile maschera di calma, mentre un lampo di rabbia repressa le infuocava lo sguardo. «Tu non avevi bisogno di mettermi in ombra con le parole o con le azioni, Ngân. A te bastava esistere. Eri quella che tutti apprezzavano senza sforzo, quella che i ragazzi guardavano con un interesse sincero, mentre io dovevo lottare per ogni briciola di attenzione, per ogni lode, per ogni conferma del mio valore. Anche quando abbiamo conosciuto Hoàng...»
All'udire quel nome, Ngân trattenne il respiro. Dalla porta socchiusa dello studio in fondo al corridoio, il silenzio era diventato così fitto che sembrava quasi di poter udire il battito accelerato del cuore di Hoàng, intrappolato a pochi metri di distanza.
«Anche quando abbiamo conosciuto Hoàng» continuai Mai, con la voce che si faceva sempre più tagliente, «lui all'inizio guardava te. Lo so bene. Ho visto come ti cercava con lo sguardo durante quei primi mesi. E ci è voluta tutta la mia astuzia, ogni singola goccia della mia determinazione, per fare in modo che si accorgesse di me, che si innamorasse — o almeno credesse di farlo — della donna perfetta che gli avevo messo davanti.»
Le parole di Mai caddero come pietre pesanti su un terreno arido. Ngân sentì un senso di nausea salirle dallo stomaco. Tutta la loro amicizia, trent'anni di ricordi condivisi, di confidenze e di sostegno reciproco, le appariva improvvisamente per quello che era sempre stata: una costruzione fragile fondata sulla gelosia e sulla manipolazione.
«Quindi... tutto questo era solo una vendetta?» sussurrò Ngân, con la voce incrinata dal dolore e dallo sconcerto. «Il matrimonio, l'abito giallo pallido, l'album... tutto calcolato per umiliarmi un'ultima volta?»
Mai fece un passo avanti, avvicinandosi pericolosamente a Ngân, con gli occhi che brillavano di un piacere perverso. «Non solo per umiliarti, Ngân. Volevo chiudere il cerchio. Volevo mostrarti che, alla fine, ho vinto io. Hoàng è mio marito. È legato a me da un contratto legale e sociale che nessuno potrà mai spezzare. Lui appartiene a me.»
«Sei proprio sicura di questo, Mai?»
La voce profonda e roca di Hoàng risuonò improvvisamente nel corridoio, rompendo il silenzio della stanza come un tuono. La porta dello studio si aprì del tutto con un leggero scricchiolio, e Hoàng uscì nell'atrio, con il volto teso, gli occhi iniettati di sangue e un'espressione di assoluta, gelida determinazione.






