Parte 3: La confessione sotto la pioggia
La pioggia cominciava a farsi più insistente, bagnando i bordi del cappotto di Hoàng e creando piccole pozzanghere sul pavimento del portico. Nonostante il freddo pungente, nessuno dei due accennava a muoversi. Ngân rimase immobile sulla soglia, con la mano ancora stretta alla maniglia della porta aperta, mentre la sua mente cercava disperatamente di mettere ordine in quel caos improvviso.
«Entra, Hoàng» disse infine Ngân, con un tono basso ma deciso, facendosi da parte per lasciargli spazio. «Non possiamo continuare a parlare qui fuori, la gente potrebbe... insomma, non è il caso.»
Hoáng annuì lentamente, superando la soglia con passo esitante, quasi avesse paura di calpestare un terreno sacro o proibito. Quando si richiuse la porta alle spalle, il silenzio della casa avvolse entrambi, interrotto solo dal ticchettio regolare dell'orologio a pendolo nel corridoio.
Mentre Hoàng si sfilava il cappotto bagnato, appoggiandolo con cura sullo schienale di una sedia vicina, Ngân notò quanto fosse dimagrito negli ultimi mesi. Le occhiaie profonde sotto i suoi scuri occhi tradivano mesi di insonnia e di tensioni accumulate. C'era qualcosa di profondamente logorato in lui, l'immagine di un uomo che aveva ottenuto tutto ciò che la società considerava un successo, ma che dentro stava lentamente crollando.
«Vuoi del tè caldo?» domandò Ngân, cercando rifugio in una parvenza di normalità domestica per calmare i battiti accelerati del suo cuore.
«No, grazie, Ngân. Non sono qui per bere qualcosa» rispose Hoàng, voltandosi verso di lei con un'espressione grave. I suoi occhi percorsero la stanza, soffermandosi per un istante sull'album di fotografie ancora aperto sul tavolino da caffè, accanto alla tazza di camomilla fredda. Si avvicinò lentamente a quel tavolino, come attratto da una forza magnetica, e sfiorò con le dita la copertina di pelle marrone.
«Vedo che lo hai aperto» mormorò Hoàng, senza alzare lo sguardo. «Temevo che lo avresti buttato via, o che lo avresti rispedito indietro senza nemmeno guardarlo.»
«Perché avrei dovuto buttarlo via?» ribatté Ngân, avvicinandosi a sua volta, mantenendo però una distanza di sicurezza. «All'inizio pensavo fosse l'ennesimo gesto calcolato di Mai. Una specie di promemoria elegante della mia solitudine in quel giorno. Ma poi ho visto le foto... Ho visto me stessa in quegli scatti. E ho capito che Mai non avrebbe mai permesso a un fotografo di immortalare i miei momenti di debolezza. Per lei, io dovevo essere solo uno sfondo insignificante.»
Hoáng sollevò la testa, e per la prima volta un debole, amarissimo sorriso sfiorò le sue labbra. «Hai ragione. Mai ha pagato quel fotografo per fare una sola cosa: riprendere la perfezione del suo matrimonio, la sua bellezza, la sua felicità assoluta. Per lei il mondo intero esisteva solo in funzione della sua luce. Ma io... io avevo assunto un secondo fotografo, un ragazzo giovane, indipendente, a cui avevo dato disposizioni ben precise. Gli ho detto di seguire ogni tua mossa, di catturare ogni tuo respiro, ogni istante in cui ti sentivi sola dietro quella siepe.»
Ngân trattenese il fiato. «Perché lo hai fatto, Hoàng? Era una follia. Se Mai lo avesse scoperto... se lo avesse scoperto adesso, sarebbe uno scandalo senza fine.»
«Non mi importa più di Mai, né dei suoi scandali, né di ciò che pensa la gente» disse Hoàng con una fermezza improvvisa che fece rabbrividire Ngân. Fece un passo verso di lei, colmando quasi del tutto la distanza che li separava. La vicinanza del suo corpo, il profumo familiare di colonia mescolato all'odore della pioggia, riaccese in Ngân un turbine di ricordi sopiti. «Quel giorno, mentre pronunciavo le promesse all'altare guardando negli occhi mia moglie, la mia anima era qui, dietro quella siepe, a chiedersi come avessi potuto permettere che ti trattasse in quel modo.
Ti ho vista indossare quel vestito giallo pallido, Ngân. Ti ho visto accettare quell'umiliazione con la grazia di sempre, mentre dentro di te stavi soffrendo. E ho capito che stavo commettendo l'errore più grande della mia vita.»
Le parole di Hoàng riecheggiavano nella stanza come pietre pesanti gettate in uno specchio d'acqua immobile. Ngân sentiva le lacrime premerle dietro le palpebre, ma cercò disperatamente di trattenerle. Non poteva permettersi di crollare, non adesso che il passato stava tornando a bussare alla sua porta con tanta violenza.






