Parte 7: Un ospite sgradito nel salotto
Il profumo costoso e pungente di Mai invase immediatamente l'ingresso della casa, mescolandosi all'odore acre della pioggia e alla tensione palpabile che ancora aleggiava nell'aria. Ngân rimase immobile sulla soglia, tenendo la maniglia della porta stretta nella mano destra, mentre cercava disperatamente di mantenere il controllo della propria voce.
«Ero... ero di sopra, Mai. Non avevo sentito il campanello subito» mentì Ngân, cercando di far sembrare il suo tono il più naturale possibile. Sentiva il cuore battere così forte nel petto da temere che la sua amica potesse sentirne l'eco. «Con questo tempo la pioggia fa rumore sui vetri. Ma dimmi... che ci fai qui a quest'ora? Non mi aspettavo di certo una tua visita con questo tempaccio.»
Mai si tolse l'impermeabile con gesti lenti e misurati, lasciandolo cadere con nonchalance sulla sedia vicina all'attaccapanni, proprio dove pochi minuti prima Hoàng aveva posato il suo cappotto. Ngân trattenne il fiato per una frazione di secondo, temendo che Mai potesse notare qualcosa, ma l'attenzione della donna era già rivolta altrove.
«Avevo bisogno di fare due chiacchiere, Ngân» rispose Mai con un sorriso sottile, un'espressione che non raggiungeva mai i suoi occhi freddi e scrutatori. Si incamminò direttamente verso il soggiorno, muovendosi con la grazia innaturale di una modella su una passerella. «Oggi ti ho spedito quell'album fotografico. Volevo essere sicura che ti fosse arrivato. Sai com'è la posta di questi tempi, si perde sempre tutto.»
«Sì... l'album è arrivato stamattina» mormorò Ngân, seguendola lentamente a debita distanza, con lo sguardo perennemente rivolto verso la porta socchiusa dello studio in fondo al corridoio, dove Hoàng si trovava nascosto. «Ti ringrazio per il pensiero. È... è molto curato.»
Mai si fermò al centro del soggiorno, proprio accanto al tavolino da caffè dove l'album era rimasto aperto sulle pagine delle fotografie scattate dietro la siepe. I suoi occhi si posarono immediatamente sulle immagini. Per un istante, l'espressione di Mai si indurì impercettibilmente, le sue labbra si strinsero in una linea sottile.
«Vedo che lo hai già sfogliato» disse Mai, voltandosi lentamente verso Ngân con un tono che oscillava tra il divertito e il gelido. «Ti piacciono quelle foto? Le ho selezionate personalmente prima di chiudere il pacco. Volevo che avessi un ricordo indelebile di quel giorno... di quanto eravamo tutti felici, e di quanto tu fossi elegante nel tuo abito giallo pallido.»
Le parole di Mai suonavano come una freccia avvelenata. Sapeva benissimo quanto quell'abito fosse stato umiliante per Ngân, e ricordarglielo con quel tono mellifluo era un esercizio calcolato di sadismo psicologico.
«Sì, ho visto» rispose Ngân, stringendo i pugni lungo i fianchi per trattenere la rabbia che le ribolliva dentro. «Un reportage... molto particolare.»
«Particolare?» ridacchiò Mai, avvicinandosi alla tazza di camomilla fredda lasciata sul tavolo. «Sai, Ngân, ho notato una cosa strana quando il fotografo mi ha consegnato il materiale grezzo, mesi fa. C'erano decine di scatti in cui comparivi tu in primo piano, nascosta dietro la siepe, mentre guardavi la cerimonia con un'aria così... malinconica. Quasi fossi tu la protagonista di un dramma romantico.»
Ngân sentì un brivido gelido correre lungo la schiena. La voce di Mai era calma, quasi sussurrata, ma ogni sillaba pesava come un macigno.
«Erano solo foto casuali, Mai» replicò Ngân con voce tesa, cercando di sviare il discorso. «Il fotografo avrà fatto qualche scatto di prova.»
«Oh, non dire sciocchezze, cara» replicò Mai, voltandosi di scatto con uno sguardo tagliente come il vetro. «I fotografi professionisti non fanno scatti casuali. Soprattutto quando qualcuno paga il doppio per avere ogni singola inquadratura incentrata su una persona ben precisa.»
Il silenzio piombò nella stanza, pesante e soffocante. Ngân capì all'istante: Mai sapeva tutto. O perlomeno, sapeva molto più di quanto avesse voluto far credere fino a quel momento. E la sua visita non era un gesto d'affetto, ma una mossa calcolata per chiudere la partita una volta per tutte.






