Il suono cristallino e secco del campanello a vento di bronzo appeso davanti al portico risuonava nell’aria malinconica di un pomeriggio di novembre
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Il suono cristallino e secco del campanello a vento di bronzo appeso davanti al portico risuonava nell’aria malinconica di un pomeriggio di novembre

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Parte 12: L'ultima mossa della regina

Il mese di dicembre si aprì con un’ondata di freddo polare che trasformò le strade della città in una distesa di brina e ghiaccio. Nonostante la stagione rigida, la tensione sociale intorno alla separazione tra Hoàng e Mai non accennava a raffreddarsi; anzi, alimentata dai pettegolezzi della buona società e dall'orgoglio ferito di Mai, si era trasformata in un vero e proprio caso mondano.

Mai non aveva rilasciato dichiarazioni pubbliche, ma le sue mosse legali erano state rapide e spietate. Tramite i suoi avvocati, aveva cercato di dipingere Hoàng come il colpevole di una rottura improvvisa e ingiustificata, tentando di blindare ogni singolo bene di famiglia e di isolarlo dai vecchi amici comuni. Eppure, Hoàng aveva affrontato ogni scoglio con una calma inaspettata, deciso a pagare qualsiasi prezzo pur di ottenere il divorzio e riprendere in mano la propria libertà.

Ngân, dal canto suo, aveva cercato di mantenere le distanze da quel circo mediatico, concentrandosi sul suo lavoro di scrittura e sulla ristrutturazione del suo piccolo studio. Ma il passato non era disposto a farsi dimenticare così facilmente.

Era un pomeriggio di metà dicembre quando il campanello a vento di bronzo suonò, seguito da un colpo secco e autoritario alla porta.

Ngân, che stava lavorando al laptop con una tazza di tè caldo accanto, sussultò. Sapeva che non poteva essere Hoàng; lui aveva le sue chiavi e non usava mai quel modo di bussare.

Con un presentimento gelido che le serrava lo stomaco, si alzò e raggiunse l'ingresso. Quando aprì la porta, non trovò Hoàng, né una lettera degli avvocati.

Sulla soglia, avvolta in una pelliccia scura e con lo sguardo di chi non ha più nulla da perdere, c'era Mai.

I suoi occhi erano freddi, iniettati di una rabbia sorda, e le labbra dipinte di un rosso scuro erano strette in una linea sottile. Non chiese il permesso di entrare; superò la soglia con un passo deciso, spingendo Ngân leggermente all'indietro con la spalla.

«Mai...» mormorò Ngân, chiudendo rapidamente la porta alle sue spalle e cercando di mantenere la calma. «Che ci fai qui? Questa non è una mossa saggia da parte tua, considerando la causa in corso.»

Mai si fermò al centro del soggiorno, guardandosi intorno con un’espressione di visibile disgusto, come se quella casa modesta fosse un luogo indegno di calpestare. Poi, lentamente, si voltò a fissare Ngân dritto negli occhi.

«Pensi di aver vinto, vero?» esordì Mai, con una voce che rasentava il sibilare, carica di un veleno antico. «Pensi che Hoàng ti abbia scelta perché ti ama davvero, perché finalmente la povera Ngân ha avuto la sua rivincita sulla principessa della fiaba?»

«Io non sto gareggiando con nessuno, Mai» rispose Ngân con voce ferma, sebbene le mani le tremassero leggermente. «Ho cercato di tenermi fuori da tutto questo. Sei tu che continui a trascinare veleno ovunque vai.»

Mai rise, un suono secco, privo di qualsiasi allegria. «Veleno? Questa è realtà, cara mia. Tu non conosci davvero Hoàng. Credi che l'uomo che ha sposato me, che ha accettato le regole del nostro mondo, che ha costruito una facciata di perfezione sociale per anni, possa improvvisamente trasformarsi in un eroe romantico? Ti sta usando, Ngân. Ti sta usando per giustificare la sua fuga da un matrimonio che non sapeva gestire.»

Le parole di Mai colpirono Ngân come una frustata, non tanto perché credesse a quella versione, quanto perché sapeva quanto Mai fosse abile nell'insinuare il dubbio, nel piantare semi di sospetto anche nei terreni più fertili.

«Se davvero credi questo, perché sei qui?» replicò Ngân con coraggio, incrociando le braccia al petto. «Perché ti importa così tanto di quello che fa Hoàng con me, se per te era solo un trofeo da esibire?»

Il volto di Mai si sfigurò per una frazione di secondo in una smorfia di pura rabbia. Fece un passo minaccioso verso Ngân, con gli occhi che brillavano di un fuoco feroce.

«Perché io non perdo mai, Ngân» sibilò Mai, inclinando la testa in avanti. «E se penso che tu possa pensare di portarmi via ciò che era mio... ti assicuro che farò in modo che la tua vita diventi un inferno dal quale non potrai più uscire.»

Prima che Ngân potesse rispondere a quella velenosa minaccia, la porta d’ingresso si aprì di scatto con un rumore secco, e la voce profonda e furiosa di Hoàng echeggił nell'atrio:

«Lasciala stare, Mai. La festa è finita.»