Parte 6: L'arrivo inatteso
Il trillo del campanello tornò a suonare, questa volta più lungo e insistente, come un martello che batteva senza pietà contro il legno massiccio della porta. Ogni singolo rintocco sembrava amplificato nel silenzio teso del soggiorno, dove l’aria era ormai densa di terrore e di un’attesa soffocante.
«Non aprire...» sussurrò Hoàng, afferrando istintivamente il braccio di Ngân con una stretta forte, quasi disperata. I suoi occhi erano sgranati, fissi sulla porta d’ingresso con l’orrore di chi vede materializzarsi il peggiore degli incubi. «Se ti trova qui con me, a quest'ora, non ci sarà modo di spiegarle la verità. Trasformerà tutto in uno scandalo pubblico, distruggerà ogni cosa.»
Ngân cercò di liberarsi dal suo contatto, sebbene dentro di lei il panico stesse divorando ogni briciolo di lucidità. «E secondo te possiamo semplicemente far finta che non ci sia nessuno? Hoàng, la sua auto è parcheggiata lì fuori! Ha visto le luci accese, sa che sono in casa. Se non apro, peggiorerà solo le cose; chiamerà la polizia, o farà una scenata ancora più grande.»
Un altro lampo squarciò il cielo, seguito a brevissima distanza da un tuono cupo che fece tremare i vetri della finestra. Dalla soglia arrivò un colpo secco, seguito dalla voce inconfondibile di Mai, attutita dal legno ma gelida e tagliente come una lama:
«Ngân! So che sei dentro. Apri immediatamente questa porta, ho visto la tua macchina nel vialetto e so che non sei uscita. Smetti di fare la preziosa e aprimi, sta piovendo forte e non ho intenzione di bagnarmi per colpa tua.»
Il tono autoritario, intriso di quella superiorità fredda che l'aveva contraddistinta per tutta la vita, fece raggelare il sangue nelle vene di Ngân. Era la stessa voce che aveva sentito innumerevoli volte durante l'infanzia, durante l'università, e infine il giorno del matrimonio, quando le aveva imposto di indossare quel vestito giallo pallido.
Hoáng fece un passo indietro, arretrando verso l’angolo più buio del soggiorno, con il respiro corto e gli occhi fissi su Ngân, quasi implorandola di trovare una soluzione miracolosa.
«Nasconditi nello studio» mormorò Ngân a bassa voce, indicando la porta socchiusa in fondo al corridoio. «Pre presto, prima che apra!»
Hoáng esitò per un secondo, poi, con un cenno disperato del capo, si voltò e scivolò silenziosamente nell'oscurità del piccolo studio, chiudendosi la porta quasi del tutto alle spalle.
Ngân prese un profondo respiro, cercando di ricomporsi alla meglio. Si passò le mani sui capelli, cercò di raddrizzare il cardigan e, con le gambe che le tremavano visibilmente, avanzò a piccoli passi lungo il corridoio fino a raggiungere la porta d'ingresso.
Posò la mano tremante sulla maniglia, la abbassò con un movimento lento e tirò verso di sé la porta pesante.
Sulla soglia, illuminata dalla luce fioca del lampadario interno e bagnata dalla pioggia battente, c'era Mai.
Indossava un elegante impermeabile scuro, i capelli perfettamente raccolti nonostante il maltempo, e sul suo volto dipinto non c'era traccia di fatica, solo un'espressione di fredda irritazione mista a curiosità.
«Finalmente ti sei decisa ad aprire» esordì Mai, senza nemmeno salutare, varcando la soglia con decisione e scrollandosi di dosso le prime gocce d'acqua dall'ombrello che stringeva in mano. «Si può sapere cosa diavolo stavi facendo? Ti ho suonato almeno tre volte.»






