parte 9
IL DEPOSITO SEGRETO E LA TRAPPOLA MEDIATICA Entrammo nello studio polveroso ma estremamente raffinato del notaio Alberto Rinaldi, un anziano signore dai modi impeccabili e dagli occhiali a mezzaluna poggiati sulla punta del naso. Quando appoggiai la borsa sulla sua scrivania in legno scuro ed estrassi il nastro magnetico insieme alla perizia grafologica, il notaio Rinaldi corrugò la fronte, esaminando i fogli con l'attenzione meticolosa di chi ha visto passare tra le mani i segreti più inconfessabili dell'alta società bergamasca.
"Signora Elena, si rende conto della portata esplosiva di questi documenti?" mormorò il notaio, sollevando lo sguardo per puntarlo dritto nei miei occhi con una serietà mista a preoccupazione. "Se questo nastro viene consegnato alla procura della Repubblica insieme alla perizia, per sua madre e per la holding si aprirà immediatamente un procedimento penale per falso in atto pubblico, truffa aggravata e circonvenzione di incapace.
Rischiano condanne a diversi anni di reclusione e il sequestro preventivo di tutti i beni rimasti". "Lo so bene, notaio Rinaldi," risposi con voce ferma, stringendo le mani sul bordo della scrivania. "Mio padre ha preparato tutto questo prima di morire, ma mia madre ha insabbiato la verità per anni, calpestando la memoria di un uomo onesto e trattando me e i miei figli come parassiti.
È giunto il momento che la verità venga a galla". Il notaio annuì lentamente, aprendo una cassaforte a muro nascosta dietro un quadro d'epoca e riponendo i documenti all'interno di una cartella sigillata con ceralacca e timbro ufficiale. "Procederemo al deposito formale in tribunale domattina alle ore nove, protetto da segreto istruttorio d'urgenza.
Ma c'è di più, signora Elena," aggiunse il notaio con un sorriso enigmatico, tirando fuori un secondo fascicolo dalla tasca della sua giacca. "Prima che suo padre morisse, mi lasciò precise disposizioni: nel caso in cui la situazione fosse precipitata e sua madre avesse cercato di defraudare i suoi eredi legittimi, avremmo dovuto attivare anche una seconda linea di difesa... una conferenza stampa con i principali quotidiani economici nazionali".
Fui colta di sorpresa. Fissai il notaio con gli occhi spalancati, comprendendo che la mia battaglia personale stava per trasformarsi in uno scandalo pubblico di proporzioni gigantesche, capace di travolgere non solo la reputazione di mia madre, ma l'intero sistema di potere economico che la circondava. Prima che potessi replicare, il telefono fisso dello studio del notaio squillò in modo insistente, rompendo il silenzio della stanza.
Rinaldi sollevò la cornetta, ascoltò per pochi secondi senza dire una parola, poi sbiancò improvvisamente e mi tese l'apparecchio con una mano tremante: "È per lei... dicono che sia urgente". Presi la cornetta con dita gelide e la portai all'orecchio: "Pronto?". Dall'altro capo del filo, una voce fredda e alterata dal panico mi sussurrò parole che mi fecero gelare il sangue: "Elena... se non ritiri immediatamente le denunce entro un'ora, quello che accadrà ai tuoi bambini non sarà più un problema mio...".






