parte 5
L'ARRIVO DELL'AVVOCATO E LA CONTROMOSSA LEGALE Aprii la porta d'ingresso con un calmone che disorientò immediatamente l'avvocato Moretti. Quest'ultimo, un professionista cinquantenne dai capelli perfettamente brizzolati e dallo sguardo inquisitorio, cercò di assumere l'aria di chi domina la situazione, sfoderando un sorriso di circostanza che sapeva molto di ammonimento.
"Signora Elena, buonasera. Sono l'avvocato Moretti, rappresento formalmente la holding di famiglia e la signora Beatrice, sua madre," esordì con voce baritonale, cercando di superare la soglia dell'ingresso senza un vero e proprio invito formale. Feci un passo avanti, bloccandogli la strada con il corpo e mantenendo lo sguardo freddo e impenetrabile.
"L'avvocato Moretti, sì, conosco la sua fama. Ma lei si trova su una proprietà privata, e non è stata invitata. Se non fa un passo indietro immediatamente, chiamerò le forze dell'ordine per violazione di domicilio," dissi con una calma tale da gelare il sangue nelle vene del celebre legale. Moretti indietreggio di un centimetro, sorpreso da quella reazione che evidentemente non rientrava nei manuali di intimidazione che era abituato ad applicare.
"Signora, stia molto attenta. Quello che sta facendo costituisce un blocco fraudolento dei beni aziendali. Abbiamo già pronto un ricorso d'urgenza per sequestro conservativo da presentare al giudice civile domattina all'alba. Sua madre è disposta a denunciarla per circonvenzione e sottrazione indebita di patrimonio". Sghignazzai leggermente, un suono secco che fece irrigidire i due uomini alle sue spalle.
"Denunciarmi? Con quali prove, avvocato? Ha forse dimenticato che i beni in questione sono stati intestati a mio nome da mio padre con atto pubblico registrato e notificato dieci anni fa? Vada pure dai giudici, ma si assicurate prima che i vostri clienti abbiano i soldi per pagare le spese processuali, perché con i conti bloccati e le banche che battono cassa, dubito che la holding possa permettersi le sue parlate parcelle milanesi".
L'avvocato Moretti deglutì rumorosamente. Aveva evidentemente accettato l'incarico senza verificare la solidità della controparte, fidandosi ciecamente delle frottole raccontate da mia madre riguardo a una presunta "proprietà di famiglia" che in realtà apparteneva unicamente a me. Aprì la bocca per replicare, ma io lo interruppi secca: "La notifica di diffida formale per occupazione abusiva degli spazi commerciali è già stata recapitata al vostro studio via PEC dieci minuti fa.
Ora, vi consiglio vivamente di andarvene prima che decida di rendere pubblici i bilanci falsificati degli ultimi tre anni". I tre uomini si scambiarono uno sguardo di panico puro. Senza aggiungere altro, voltarono i tacchi e si diressero verso l'ascensore a passo svelto, comprendendo di essere finiti in una trappola mortale tessuta con la precisione di un chirurgo. Ma la vera mossa decisiva non riguardava la legge civile: riguardava il segreto più oscuro che mia madre aveva custodito gelosamente per tutta la vita, un segreto legato al testamento originale di mio padre che nessuno, tranne me, sapeva dove trovare...






