IL REGALO DEL SILENZIO
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IL REGALO DEL SILENZIO

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parte 7

L'INTRUSO NELLA VECCHIA VILLA Il cuore mi balzò in gola mentre cercavo di mantenere il silenzio più assoluto, immobilizzata nel buio dello studio di mio padre. I passi si avvicinavano lungo il corridoio, pesanti e decisi, calpestando le foglie secche che erano entrate dalla porta rimasta socchiusa. Chi poteva essere? Mia madre non metteva piede in quella casa di campagna da almeno cinque anni, ritenendola un ramo secco e inutile del patrimonio familiare.

Eppure, qualcuno aveva le chiavi, oppure aveva forzato la serratura d'ingresso proprio come avevo fatto io pochi minuti prima. Trattenni il respiro, infilai la borsa con i documenti documenti compromettenti dietro la pesante tenda di velluto rosso e mi accovacciai accanto alla libreria, cercando di sfruttare l'ombra proiettata dai volumi enciclopedici impilati sugli scaffali bassi.

La maniglia della porta dello studio scattò lentamente. La porta si aprì cigolando sui cardini arrugginiti, rivelando la sagoma tarchiata e minacciosa di un uomo che non avevo mai visto prima, ma che riconobbi all'istante per via di una descrizione fatta da mio fratello mesi prima: era l'investigatore privato senza scrupoli che mia madre aveva assoldato per sorvegliare i miei spostamenti.

L'uomo entrò nella stanza, scrutando l'ambiente con una piccola torcia elettrica tascabile, puntando il fascio di luce direttamente sulla scrivania aperta. Notò subito il cassetto segreto vuoto e imprecò a bassa voce, estraendo immediatamente il telefono cellulare dalla tasca del cappotto per comporre un numero. "Signora Beatrice, qui l'investigatore.

Qualcuno è arrivato prima di me. Il cassetto segreto è stato forzato e i documenti sono spariti," sibilò l'uomo al telefono, con una voce roca che tradiva un nervosismo palpabile. Dall'altoparlante del telefono, rimbombò la voce stridula e furibonda di mia madre, amplificata dal silenzio della stanza: "Trovalo! Non importa chi sia, devi riprendere quel plico a ogni costo!

Se quei documenti arrivano in procura, per noi è finita per sempre! Perquisisci ogni angolo della casa!". Sentii il sangue raggelarsi nelle vene. L'investigatore girò sui tacchi, puntando la torcia dritta verso la finestra e poi lentamente verso la tenda di velluto rosso dietro cui avevo nascosto la mia borsa. I suoi stivali pesanti iniziarono a calpestare il tappeto, avvicinandosi a grandi passi al mio nascondiglio, mentre le mie mani tremavano nell'impugnare un pesante fermacarte di bronzo trovato per caso sul pavimento, pronta a difendermi con ogni singola stilla di forza rimasta in corpo...