La donna che sapeva già tutto
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La donna che sapeva già tutto

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PARTE 7 – La Casa sul Fiume

Il viaggio verso la vecchia tenuta alla periferia della città durò un'eternità. Nessuno dei due proferì parola. L'unico suono nell'auto era il ticchettio monotono dei tergicristalli e il fruscio leggero delle gomme sull'asfalto bagnato. La nebbia cominciava ad alzarsi dall'acqua, facendo apparire spettrali le sagome delle ville abbandonate e dei frutteti nel buio.

Questa tenuta apparteneva alla sua famiglia. C'avamo stati spesso nei primi anni del nostro matrimonio, molto prima che la routine, il lavoro e i viaggi di nascosto ci avessero allontanato. Ora sembrava una tomba.

Parcheggiai l'auto sulla ghiaia davanti all'ingresso principale in decadenza. Lo scricchiolio dei sassolini risuonò forte nel silenzio della notte. Mia moglie aprì subito la portiera e scese, senza aspettare che la aiutassi. La seguii frettolosamente, stringendomi il cappotto contro il vento tagliente del fiume che ululava tra gli alberi.

Si diresse verso la pesante porta d'ingresso in legno di quercia, estrasse un piccolo mazzo di chiavi dalla borsa e infilò la chiave nella toppa. Con un pesante e scricchiolante sospiro la porta si spalancò. All'interno sapeva di muffa e polvere, di vecchi libri e ricordi svaniti.

"Entra," disse brevemente, entrando nell'atrio e premendo l'interruttore della luce. Un debole bagliore giallo proveniente da un vecchio lampadario riempì l'ingresso.

La seguii e chiusi la porta dietro di me. Il pesante scatto della serratura suonò alle mie orecchie come la porta di una prigione che si chiudeva. Lei proseguì verso il salone sul retro della casa, dove grandi porte alla francese si affacciavano sul fiume scuro e scorrevole. Lì c'era un piccolo tavolino con due sedie e – con mia grande sorpresa – un grosso dossier con cartelle, foto e documenti legali sparsi sopra.

"Siediti," disse, prendendo posto a sua volta dietro il tavolino e facendo scorrere le mani sulle carte.

Mi accasciai tremante sulla sedia di fronte a lei. Osavo a malapena guardare i documenti, ma quando il mio sguardo ci cadde sopra, vidi loghi familiari: estratti conto dei nostri conti in comune, atti di proprietà della nostra casa e copie di contratti che pensavo fossero stati distrutti da tempo.

"Cos'è tutta questa roba?" chiesi con una voce che superava a malapena un sussurro.

Mia moglie mi guardò, e per la prima volta vidi un guizzo di trionfo nei suoi occhi. "Questo, mio caro, è l'inventario di tutto ciò che pensavi fosse tuo. E da stasera appartiene tutto a me."