IL SEGRETO DELLA SCATOLA RIMASTA NASCOSTA PER TRENNI ANNI
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IL SEGRETO DELLA SCATOLA RIMASTA NASCOSTA PER TRENNI ANNI

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PARTE 6 — LA VOCE DALLE OMBRE

Il tempo sembrò fermarsi per un momento nella buia casa tra le dune. Il vento ululava intorno alla facciata, e all'interno udimmo il respiro proveniente dalla camera da letto dietro il soggiorno farsi più forte. Lucas tese tutti i suoi muscoli. Vidi le sue nocche diventare bianche mentre stringeva i pugni.

"Rimani qui", sussurrà risoluto Lucas, e prima che potessi fermarlo, camminò a grandi passi verso la porta chiusa della camera da letto.

Il pomello della porta si mosse lentamente. Lucas puntò la spalla contro il legno e spinse la porta aperta con un colpo deciso. La debole luce del corridoio penetrò all'interno, illuminando un letto malandrato nell'angolo della stanza.

Una figura giaceva sul letto. Un uomo anziano, emaciato, con le guance infossate, gli occhi vitrei e una lunga barba bianca. Indossava una coperta di lana logora sulle spalle e ci fissava con uno sguardo tanto terrificante quanto familiare.

La mia mano volò alla bocca. Un urlo mi morì in gola.

Non poteva essere vero. Il mio cervello rifiutava di credere a ciò che i miei occhi stavano vedendo. L'uomo sdraiato lì... assomigliava in modo impressionante a Willem. No, peggio: era Willem. Ma era impossibile! Willem era morto quindici anni prima! Avevo visto io stessa il medico firmare il certificato di morte. Avevo organizzato il funerale.

Lucas rimase pietrificato sulla soglia. Il suo petto si muoveva, ma non usciva alcun suono. L'uomo sul letto sollevò tremante una mano e fissò i suoi occhi su di noi. Un sorriso debole e doloroso apparve sulle sue labbra rugose.

"Lucas... ragazzo...", gracchiò il vecchio con una voce che sembrava carta vetrata che graffiava la pietra. "Sei... sei venuto."

Lucas fece un passo indietro come se fosse stato colpito da un fulmine. Il suo viso era mortalmente pallido. "No... no, non può essere. Sei morto! Sei stato sepolto per quindici anni!"

Il vecchio scosse lentamente la testa, un movimento che chiaramente gli costava molta energia. Tossì secco, chiuse gli occhi per un breve istante e fece un profondo respiro.

"Era... una recita", sussurrò. "Una bugia necessaria... per salvarvi."

Il mio mondo crollò. Tutti quegli anni di dolore, tutte quelle lacrime sulla sua tomba, le serate solitarie al cimitero tra vento e intemperie... era tutto basato su una bugia? Una bugia inventata da mio marito?

"Salvare?" urlai, tutta la rabbia repressa di trent'anni che esplodeva in un colpo solo. "Salvare da cosa, Willem?! Hai distrutto tutta la nostra vita! Hai cacciato via tuo figlio per trent'anni e hai lasciato me nella convinzione che ci odiasse!"

Willem fissò i suoi occhi vuoti su di me, e per la prima volta non vidi durezza nel suo sguardo, ma una paura infinita e profonda.

"Non... non io", sussurrò, indicando con un dito tremante verso la porta della camera da letto. "C'era... qualcun altro dopo di voi. E quella persona... è in viaggio per venire qui adesso."