Il mattino seguente, prima ancora che il sole riuscisse a farsi largo tra le pesanti nubi grigie che sovrastavano Houston, ricevetti una chiamata urgente dal carcere di massima sicurezza federale dove Julian Vance era stato temporaneamente rinchiuso in isolamento in attesa del processo formale. Il direttore della struttura mi informava che il prigioniero aveva espresso il desiderio esplicito di parlare un'ultima volta con me, minacciando di rimanere in silenzio e di distruggere altre prove cruciali se non mi fossi presentato di persona entro mezzogiorno. Non avevo alcuna intenzione di farmi ricattare da un criminale braccato, ma la curiosità di capire fino a che punto si fosse spinta la sua follia e quali altri segreti potesse custodire mi spinse a salire nuovamente a bordo dell'auto blindata, scortato da Vincent e dai nostri migliori uomini della sicurezza. Il carcere federale sorgeva su una penisola rocciosa isolata, circondata da alte mura di cemento e torrette di guardia presidiate da guardie armate. Fui condotto attraverso lunghi corridoi di metallo freddo e porte blindate che si aprivano con pesanti ronzii elettronici, fino alla saletta colloqui protetta da un vetro antiprofumo spesso dieci centimetri. Julian ssedeva dall'altra parte del tavolo, ammanettato ai braccioli della sedia di ferro, con il viso segnato dai colpi della sera precedente e lo sguardo iniettato di sangue. Quando mi vide entrare, accennò a un sorriso beffardo, mostrando i denti macchiati.
«Sebastian... sapevo che saresti venuto», gracchiò con voce roca. «I lupi non abbandonano mai una carcassa finché non sono sicuri che sia morta del tutto.»
Mi sedetti lentamente di fronte a lui, appoggiando i gomiti sul tavolo metallico, fissandolo con una freddezza glaciale che lo fece subito zittire.
«Hai cinque minuti, Julian. Parla prima che perda la pazienza e decida di lasciare che siano i tuoi vecchi amici del cartello a farti visita qui dentro», risposi con tono piatto ma minaccioso.
Julian rise nervosamente, poi si sporse in avanti, per quanto le catene glielo permettessero.
«Vuoi sapere di Madeline, vero? Vuoi sapere se ha sofferto quella notte, se ha urlato quando l'abbiamo presa nel parcheggio dell'hotel?»
Un brivido di pura rabbia mi percorse la schiena, ma mantenni il controllo assoluto del mio viso. Sapevo che stava cercando di provocarmi per ottenere una reazione.
«Madeline era molto più forte di quanto tu possa mai immaginare, Julian. E tu hai perso su tutta la linea», risposi senza scompormi.
Il sorriso svanì dal volto di Julian, sostituito da un'espressione di amaro rancore.
«Hai vinto questa volta, Sebastian. Hai ripreso tuo figlio e hai distrutto i miei affari. Ma ricorda che i fantasmi del passato non scompaiono mai del tutto. Ci sarà sempre qualcun altro pronto a prendere il mio posto nell'ombra.»
«Quando accadrà, sarò pronto ad attenderli esattamente come ho fatto con te», dissi alzandomi di scatto dalla sedia. Mi voltai verso la porta e dissi alla guardia di chiudere definitivamente la porta blindata alle mie spalle, lasciando Julian solo nel suo buio eterno, dimenticato dal mondo e sconfitto per sempre.






