Il blitz fu fulmineo e brutale. Prima che le guardie di Julian potessero realizzare cosa stesse accadendo, la porta blindata della sala principale saltò in aria con una carica di esplosivo controllato piazzata da Vincent e dai suoi uomini. Il fragore assordante rimbombò tra le pareti di cemento armato della miniera, seguito immediatamente dal fuoco incrociato dei mitra. Mi precipitai all'interno della stanza urlando il nome di Lucas, mentre i proiettili fischiavano pericolosamente sopra la mia testa colpendo i pilastri di sostegno. Gli uomini di Julian cercarono di reagire, ma la nostra superiorità tattica e l'effetto sorpresa ebbero la meglio nel giro di pochi minuti. Il fumo acre della polvere da sparo riempì l'aria, mescolandosi all'odore acre del piombo fuso e del sudore. Vidi Julian Vance sgranare gli occhi per la sorpresa quando mi riconobbi attraverso la cortina di fumo. Aveva creduto di avermi in pugno, di aver ideato una trappola perfetta da cui non sarei mai uscito vivo, ma aveva sottovalutato la disperazione e la furia omicida di un padre che combatte per salvare proprio figlio. Con un balzo rapido, schivai una raffica di mitra e mi avventai direttamente su di lui prima che potesse sollevare la sua arma. Lo colpii con un pugno violentissimo al volto che lo fece barcollare e cadere pesantemente sopra un tavolo di metallo, rovesciando attrezzi e pezzi di ricambio. Julian sputò sangue, cercando di afferrare una pistola caduta poco distante, ma gli piantai un piede sul polso, immobilizzandolo completamente. La sua espressione di trionfo si era trasformata in una maschera di puro terrore.
«Sei... sei morto... ti avevo seppellito...» ansimò con voce strozzata.
«Hai fatto male i conti, Julian», dissi con una calma agghiacciante, puntandogli la canna della pistola dritta tra gli occhi. «Hai toccato la mia famiglia. E questo è un errore da cui non si torna indietro.» Prima che potesse pronunciare un'altra parola, le sirene della polizia federale, allertate dai nostri contatti anonimi per chiudere definitivamente il cerchio sulla sua organizzazione criminale, iniziarono a risuonare all'esterno della miniera. Ma non mi importava delle autorità in quel momento. La mia unica priorità era Lucas. Corsi verso la sedia dove il bambino era legato, tirai fuori il coltello tattico e tagliai rapidamente le corde che tenevano imprigionate le sue piccole mani e i suoi piedi. Lucas era terrorizzato, tremava visibilmente per lo shock e per il freddo, con le lacrime che rigavano le sue guance sporche di polvere. Non disse una parola; si limitò a guardarmi con quei grandi occhi scuri che riconobbi immediatamente come identici a quelli di Madeline. Senza esitare un solo secondo, mi inginocchiai, lo presi saldamente tra le braccia e lo strinsi al petto con una forza tale da volerlo fondere con la mia stessa anima. Il bambino mi avvolse le braccia intorno al collo, seppellendo il viso sulla mia spalla e singhiozzando sommessamente.
«Papà...» sussurrò una voce piccola e tremante che mi spezzò il cuore e, allo stesso tempo, lo ricompose per sempre.
«Sono qui, tesoro. Ora papà è qui. Non ti accadrà mai più nulla di male», risposi con la voce rotta dal pianto, mentre Vincent ci faceva scudo coprendo la nostra ritirata verso i fuoristrada in attesa fuori dalla miniera.






