L'Ombra della Stanza 304
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L'Ombra della Stanza 304

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Il giorno successivo, il cielo sopra le colline dell'entroterra si tinse di un azzurro limpido e brillante, tipico di una primavera che finalmente mostrava il suo volto migliore. L'aria era fresca e profumata di erba bagnata e terra fertile, un netto contrasto con l'atmosfera soffocante e claustrofobica della camera 304 dell'Hotel Imperiale.

Avevamo deciso di prenderci qualche giorno di vera vacanza, lontani da tutto, in quella stessa casa colonica che ci aveva offerto rifugio. Non c'erano più valigie blu nascoste sotto i letti, né biglietti criptici scritti a mano con calligrafie del passato. C'erano solo la luce del sole, il cinguettio degli uccelli e le risate cristalline di Greta che correva nel giardino fiorito, inseguendo una farfalla gialla.

Bruno si avvicinò alla panchina di legno dove ero seduta a leggere, tenendo in mano due tazze di caffè fumante. Si sedette accanto a me, poggiando delicatamente la sua spalla contro la mia, in un contatto semplice ma carico di un significato rinnovato.

"A cosa pensi?" mi chiese con voce dolce, cercando il mio sguardo.

Sorrisi, voltandomi verso di lui e stringendogli la mano. "Penso che abbiamo molta strada da fare per ricostruire tutto quello che si è incrinato in questi anni. Ma per la prima volta dopo tanto tempo, sento che possiamo farlo davvero, senza più segreti."

Lui annuì, baciandomi la fronte con tenerezza. "Te lo prometto, Elisa. Da oggi in poi, nessun segreto."