Il Segreto di Zio Renato
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Il Segreto di Zio Renato

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Era una sera di tardo autunno quando ricevvi un messaggio criptico sul mio telefono cellulare, proveniente da un numero sconosciuto ma che riconobbi immediatamente dal tono: "Vieni alla vecchia villa sulla scogliera. Da sola. Se non vieni, le conseguenze saranno irreparabili." Non esitai un istante. Chiamai preventivamente il giudice Maffei e la polizia, comunicando le coordinate esatte e l'orario dell'appuntamento, poi salii sulla mia utilitaria e guidai lungo la strada tortuosa che conduceva al mare. La villa, un tempo sfarzosa e illuminata a festa, ora si ergeva buia e spettrale contro il cielo plumbeo, battuta dalle onde infuriate che si infrangevano fragorosamente contro le rocce sottostanti.

Parcheggiai l'auto fuori dal cancello sequestrato, che qualcuno aveva evidentemente forzato o lasciato socchiuso. Varcai la soglia del giardino invaso dall'incuria e mi diressi verso la terrazza panoramica che si affacciava sul golfo. Lì, immobile nell'ombra e con una bottiglia di liquore stretta in mano, c'era Brando. I suoi vestiti erano spiegazzati, i capelli arruffati, lo sguardo folle e iniettato di sangue. Quando mi vide arrivare, accennò a una risata isterica che si spense subito nel vento salmastro. "Eccoti qua, la grande salvatrice della patria", sputò velenoso, facendo un passo barcollante verso di me. "Hai distrutto tutto quello che la nostra famiglia ha costruito in generazioni per un pezzo di ferro inutile."

"Non avete costruito nulla, Brando", risposi con voce ferma, mantenendo le distanze di sicurezza mentre il rumore delle sirene della polizia iniziava a farsi debolmente udire in lontananza, coperto dal frastuono delle onde. "Avete rubato, ingannato e calpestato chiunque vi si parasse davanti, compresa la vostra stessa famiglia. Zio Renato vi ha dato esattamente ciò che vi meritavate." Brando perse completamente il controllo, scattando in avanti con un urlo rabbioso e brandendo la bottiglia come un'arma. "Ti ammazzo! Se non ho più niente io, non avrai niente neanche tu!"

Prima che potesse raggiungermi, due sagome sbucarono improvvisamente dall'ombra della veranda. Erano gli agenti della squadra mobile, appostati in borghese grazie alla mia previgente chiamata, che lo placcarono con mossa fulminea, immobilizzandolo a terra tra imprecazioni e disperazione. Brando fu ammanettato e trascinato via mentre urlava minacce disperate, svanendo per sempre nell'oscurità della notte e ponendo fine alla sua arrogante tirannia.