Il Telefono di Mio Padre
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Il Telefono di Mio Padre

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Mentre il cielo cominciava a tingersi di un grigio plumbeo all'orizzonte e la pioggia finalmente accennava a diminuire, De Luca completò il trasferimento dell'ultimo file dal telefono di mio padre al computer cifrato. Ma proprio mentre stava per chiudere la schermata principale, un'icona nascosta in una sottocartella poco visibile catturò la mia attenzione. "Aspetti, commissario, guardi qui," dissi indicando lo schermo con un dito tremante. C'era un file video aggiuntivo, etichettato con la data esatta del giorno della morte di mio padre e intitolato semplicemente: Per quando sarai pronto.

Il cuore mi balzò in gola. Con un clic del mouse, De Luca aprì il file. L'immagine sullo schermo si stabilizzò immediatamente, mostrando lo studio di antiquariato in Corso Vannucci, ma la ripresa non era fissa come nei video precedenti; sembrava quasi un video in streaming o una registrazione effettuata tramite una telecamera di sicurezza nascosta che mio padre aveva installato nel lampadario della stanza.

Nel video si vedeva chiaramente mio padre seduto alla scrivania, mentre di fronte a lui, in piedi con le braccia conserte e un ghigno sprezzante sul volto, c'era Tommaso. L'audio era cristallino, catturato da un microfono ambientale di altissima qualità. "Hai firmato le carte, Marco?" diceva Tommaso con voce gelida e minacciosa. "Oppure devo ricordarti che tua moglie e tuo figlio potrebbero avere un terribile incidente prima ancora che finisca la settimana?" Mio padre alzò lo sguardo, impassibile, e rispose con una calma disarmante che fece infuriare ancora di più il patrigno: "Tu non hai in mano nulla, Tommaso. La polizia sa già tutto. Ho depositato copia di questi registri in un luogo sicuro che non potrai mai trovare, e questo telefono trasmette in tempo reale ogni nostra parola su un server esterno."

Nel video si vedeva Tommaso sbiancare improvvisamente, perdendo la sua maschera di sicurezza glaciale. In un impeto di rabbia cieca, Tommaso si avventò contro la scrivania, afferrando un pesante fermacarte di bronzo e minacciando mio padre, mentre la telecamera registrava ogni singolo istante di quella lite furibonda che precedette il tragico epilogo. Purtroppo, il video non mostrava il momento esatto dell'aggressione fisica poiché la telecamera si disattivava per mancanza di batteria o per un blackout indotto, ma l'audio continuava a registrare grida, minacce esplicite di morte e il rumore inequivocabile di una colluttazione violenta all'interno dello studio.

Guardare quelle immagini fu un colpo durissimo allo stomaco, un dolore lancinante che mi tolse il respiro per lunghi secondi. Ma al tempo stesso, quella registrazione rappresentava la prova regina, la pistola fumante che inchiodava definitivamente Tommaso non solo per riciclaggio e falsificazione, ma per omicidio premeditato. De Luca rimase immobile a fissare lo schermo per qualche istante, poi si passò una mano sul viso rugoso con un'espressione di profonda commozione mista a una rabbia professionale implacabile. "Questo non è più solo un caso di reati finanziari, Leonardo," disse il commissario con voce ferma, afferrando il telefono satellitare per mettersi subito in contatto con la procura di Roma. "Questo è un omicidio a tutti gli effetti. Adesso Tommaso non ha più scampo."

Il commissario digitò il numero d'emergenza riservato agli alti comandi della polizia giudiziaria, parlando con tono rapido e deciso, ordinando l'aggiornamento immediato del fascicolo investigativo e richiedendo l'inserimento del reato di omicidio aggravato nell'ordinanza di custodia cautelare in arrivo. Guardai lo schermo del computer dove l'immagine fissa del volto di mio padre sembrava quasi sorridermi, come a dirmi che la giustizia stava finalmente compiendo il suo corso. Eravamo vicini alla fine dell'incubo, ma sapevo che le ore successive sarebbero state le più pericolose e decisive di tutta la nostra vita.