Parte 9: L'Intervento della Giustizia
Gli uomini che avevano accerchiato Rosanna si bloccarono di colpo, disorientati dal suono assordante delle sirene della polizia che si avvicinavano a grandi passi da Piazza del Duomo. Dagli ingressi della Galleria sbucarono diverse volanti della questura e agenti in borghese, con i distintivi bene in vista e le armi pronte ma abbassate, guidati da un ufficiale alto dai modi decisi che riconobbi immediatamente come il commissario che avevo contattato ore prima grazie a un contatto di fiducia di mio nonno.
Zia Rosanna fece un gesto disperato per farsi scudo con i suoi complici, ma gli agenti intervennero con una rapidità fulminea, bloccandoli e ammanettandoli sul pavimento di marmo della Galleria prima che potessero abbozzare qualsiasi tentativo di resistenza o fuga. Rosanna fu spinta contro una delle colonne storiche, mentre urlava accuse e insulti deliranti contro di me, accusandomi di tradimento e ingratitudine familiare.
Io rimasi immobile, osservando quella scena con un senso di profonda liberazione mossa da un velo di tristezza infinita. Il commissario si avvicinò a me, mi posò una mano rassicurante sulla spalla e mi chiese se stessi bene, invitandomi a seguirlo in questura per verbalizzare la consegna ufficiale del fascicolo rosso originale che tenevo nascosto nel cappotto.
Quella notte trascorsa negli uffici della questura di Milano fu lunga e faticosa, ma ogni singola domanda degli inquirenti trovava una risposta precisa grazie alle prove inconfutabili che mio nonno aveva accumulato con decenni di meticoloso lavoro clandestino. Mentre il sole dell'alba tornava a illuminare la Madonnina sul Duomo, segnando l'inizio di un nuovo giorno per la città, ebbi la certezza che giustizia era stata finalmente fatta. La rete di corruzione e malaffare che aveva strangolato la mia famiglia per generazioni era stata smantellata pezzo per pezzo, e il buon nome di mio nonno era stato riscattato dal fango in cui era stato ingiustamente gettato.






