Parte 8: L'Ultimo Confronto in Galleria
La minaccia rivolta a mia madre mi tolse ogni residuo di esitazione. Corsi verso il centro di Milano, sfidando il traffico caotico della metropolitana e riaffiorando direttamente sotto la maestosa cupola di cristallo e ferro della Galleria Vittorio Emanuele II. Erano le undici di sera; i negozi erano chiusi, le luci dorate dei grandi marchi brillavano fiocamente sui pavimenti di marmo lucido, e la folla dei turisti diurni aveva lasciato il posto a un silenzio quasi surreale, rotolato solo dal calpestio dei miei passi veloci.
Al centro dell'ottagono, sotto i mosaici raffiguranti i tori e gli stemmi nobiliari, Zia Rosanna mi stava aspettando. Indossava lo stesso cappotto nero del funerale, con le mani infilate nelle tasche e un'espressione di gelida impazienza dipinta sul volto. Mi avvicinai lentamente, tenendo lo zaino ben stretto al petto con dentro il fascicolo rosso.
Rosanna mi fissò con un sorriso sprezzante, facendo un passo verso di me mentre l'eco dei nostri passi rimbombava sotto la grande cupola: — Sapevo che avresti fatto la scelta giusta, ragazzo. Dammi quel dossier e nessuno si farà male. Tua madre continuerà a vivere la sua tranquilla vita di campagna e noi potremo chiudere questa sgradevole faccenda una volta per tutte.
Corsi con la mente a mio nonno, al suo sguardo negli ultimi istanti di vita, alla sua lotta solitaria e silenziosa contro la corruzione di quella famiglia senza scrupoli. Feci un passo indietro, estraendo dallo zaino non il fascicolo originale, ma una copia di sicurezza che avevo rapidamente stampato in una copisteria aperta tutta la notte, mentre tenevo l'originale ben nascosto nella tasca interna del cappotto. — Non ti darò un bel niente, Rosanna — dissi con voce ferma, guardandola dritta negli occhi. — Il gioco è finito.
Ho già inviato una copia digitale di tutto questo materiale alla Procura della Repubblica e a diversi giornalisti d'inchiesta. Anche se mi fai del male, la verità ormai è fuori dal vostro controllo. Il volto di Rosanna perse improvvisamente ogni colore, trasformandosi in una maschera di puro terrore e rabbia cieca. Nel momento esatto in cui un gruppo di uomini in abito scuro sbucò dai portici laterali per accerchiarmi, accadde l'impensabile: le luci della Galleria si accesero a intermittenza e una sirena della polizia iniziò a ululare minacciosa in lontananza, segnando l'inizio della resa dei conti definitiva.






