Il Mistero della Stanza 304
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Il Mistero della Stanza 304

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Parte 3: I Passi nel Corridoio Buio

Mi voltai di scatto, con il cuore che batteva all'impazzata contro le costole come un uccellino in gabbia. Nell'ombra semibuia del pianerottolo delle scale d'emergenza, la sagoma di Zia Rosanna si stagliava rigida, illuminata fiocamente dalla luce rossa della segnaletica d'uscita. Non c'era più traccia della donna accomodante o della parente premurosa; il suo viso era contratto in una smorfia di fredda determinazione, e le sue mani stringevano una vecchia cartellina di cuoio scuro che non le avevo mai visto prima. — Dove credi di andare a quest'ora, Marco? — domandò, la voce che tagliava il silenzio del corridoio come una lama di rasoio. — Pensi davvero che quel vecchio rimbambito possa lasciarti qualcosa di valore?

Quella roba appartiene alla famiglia, appartiene a tutti noi, non solo ai tuoi capricci da nipote idealista. Il tono sprezzante di Rosanna mi ferì, ma soprattutto mi aprì gli occhi sulla disperazione che guidava le sue azioni. Feci un passo avanti, cercando di mantenere la voce ferma nonostante la tensione che mi paralizzava le membra: — Quale roba, Rosanna?

Di cosa stai parlando? Mio nonno è in un letto d'ospedale tra la vita e la morte, e tu pensi solo ai beni materiali? Un ghigno amaro e crudele si dipinse sulle labbra di mia zia. Fece un passo avanti, riducendo la distanza tra di noi, mentre l'odore pesante del suo profumo costoso si mescolava all'aria stantia delle scale. — Tu non sai niente, ragazzo mio.

Credi che il suo sia stato un semplice incidente domestico? Credi che sia caduto per caso nello studio la notte in cui è finito in coma? Quel vecchio custodiva documenti scottanti, carte che potrebbero distruggere la reputazione e il patrimonio di intere famiglie importanti a Milano, compresa la nostra. E se tu continui a ficcare il naso, farai la sua stessa fine.

Prima che potessi replicare, un improvviso trambusto provenne dal piano superiore, seguito da urla concitate e dal suono acuto di un allarme medico che scattava proprio in direzione della stanza 304. Un brivido di terrore puro mi percorse la schiena: corsi via lasciando Rosanna immobile nell'ombra, precipitandomi a perdifiato lungo i gradini verso la stanza di mio nonno, terrorizzato dall'idea di essere arrivato troppo tardi.