Parte 5: Il Testamento Nascosto e i Segreti di Brera
Il funerale di mio nonno si svolse in un'atmosfera gelida e formale nella piccola chiesa di San Marco a Brera. Pochi parenti, sguardi sfuggenti e una tensione palpabile che tagliava l'aria. Zia Rosanna evitò il mio sguardo per l'intera cerimonia, trincerandosi dietro occhiali da sole scuri e un cappotto nero rigoroso, circondata da figure eleganti e sconosciute che non avevo mai visto prima in famiglia.
Capii immediatamente che quelle persone non erano semplici conoscenti, ma emissari di un mondo oscuro che cercava disperatamente di mettere le mani sui segreti che mio nonno aveva custodito fino all'ultimo respiro. Non appena la cerimonia si concluse e la folla si diresse verso il cimitero, decisi di non seguire il corteo funebre: sgattaioli via per le stradine acciottolate del quartiere, diretto dritto verso il vecchio studio che mio nonno possedeva in un cortile nascosto vicino alla pinacoteca.
La porta d'ingresso in legno massello era chiusa, ma grazie alle indicazioni precise ricevute in un vecchio mazzo di chiavi che avevo trovato cucito nella fodera della giacca preferita di mio nonno — una scoperta fatta controllando i suoi effetti personali in ospedale —, riuscii ad aprire la serratura senza fare rumore. L'interno dello studio era un santuario di libri polverosi, mappe antiche di Milano, pergamene ingiallite e pile di documenti ordinati con una precisione maniacale.
L'odore di carta vecchia e inchiostro di china mi avvolse come un abbraccio protettivo. Mi diressi subito verso la libreria sul fondo, dove, nascosto dietro una pesante copia enciclopedica del XIX secolo, scorsi il pannello metallico di una piccola cassaforte a combinazione. Ricordai i numeri cifrati annotati sul foglio d'ospedale e la combinazione che mio nonno mi aveva insegnato a memorizzare da bambino sotto forma di gioco matematico: le date storiche della liberazione della città.
Inserii i numeri con le mani tremanti, trattenendo il respiro. Con un clic sordo e metallico, la porticina della cassaforte scattò aperta, rivelando al suo interno un fascicolo rilegato in pelle rossa, sigillato con la ceralacca e accompagnato da una chiave d'argento finemente cesellata. Ma proprio mentre stavo per allungare la mano per afferrare il fascicolo, un rumore metallico proveniente dall'esterno del cortile mi fece gelare il sangue: qualcuno stava forzando la serratura della porta d'ingresso dello studio.






