Il rumore dei tacchi alti che rimbombavano sul pavimento di marmo del tribunale cittadino, in un pomeriggio di pioggia e temporali di ottobre, aveva qualcosa di terribilmente freddo e solitario
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Il rumore dei tacchi alti che rimbombavano sul pavimento di marmo del tribunale cittadino, in un pomeriggio di pioggia e temporali di ottobre, aveva qualcosa di terribilmente freddo e solitario

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PARTE 4: L'ECO DI UN PASSATO CHE NON PERDONA

Le parole pronunciate dall'interfono esterno rimbombarono nel silenzio teso del soggiorno come una condanna senza appello. Elena guardò il marito, cercando nei suoi occhi una spiegazione, un barlume di lucidità in mezzo a quell'incubo che sembrava uscito da un thriller giudiziario. Ma Alessandro era immobile, pietrificato, con lo sguardo incollato alla porta d'ingresso.

I suoi muscoli erano tesi come corde di violino e il respiro si era fatto corto, affannoso. "Chi sono?" riuscì a chiedere Elena, mentre un brivido le percorreva la schiena. "Chi c'è là fuori, Alessandro?" L'uomo deglutì a fatica prima di rispondere, passandosi le mani tra i capelli brizzolati. "Spettri, Elena. Spettri che ho cercato di seppellire vent'anni fa, quando pensavo di essermi liberato di quel mondo per sempre." I colpi alla porta ripresero, questa volta accompagnati dal rumore metallico di una chiave che girava nella toppa.

Qualcuno stava usando una copia delle chiavi originali, una chiave che solo pochissime persone al mondo avrebbero dovuto possedere. Alessandro scattò in avanti, afferrando il pesante bracciolo di una poltrona per sbarrare l'accesso al corridoio, ma fu troppo tardi. La porta d’ingresso si spalancò con un tonfo sordo, lasciando entrare una folata di vento freddo e pioggia che spense istantaneamente alcune delle lampade del corridoio.

Dalle tenebre dell'atrio emerse una silhouette alta, avvolta in un cappotto nero. Il volto era parzialmente nascosto dall'ombra, ma i contorni erano inconfondibili per chi conosceva la storia di quella famiglia. Era un uomo sulla sessantina, con lo sguardo freddo come il ghiaccio e un sorriso sottile e crudele stampato sulle labbra. "Buonasera, fratellino," disse l'intruso con voce calma, quasi ironica, mentre avanzava calpestando il pavimento di marmo con scarpe zuppe d'acqua.

Elena indietreggiò, urlando di terrore, mentre Alessandro stringeva i pugni fino a far sanguinare i palmi. Quel volto... era lo stesso volto che compariva in una vecchia fotografia sbiadita che Alessandro aveva tenuto nascosta in una cassetta di sicurezza per tutta la vita. L'uomo che tutti credevano morto in un naufragio vent'anni prima era lì, in carne e ossa, pronto a reclamare tutto ciò che era stato lasciato in sospeso.